Üstmamò: sei tu che scegli se diventare #primadinoi

primadinoi Ustmamò

Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi

Ci sono città e province che probabilmente hanno qualcosa nell’acqua, nella terra, nelle radici delle piante. Lo si può dire di Pordenone, che ha offerto un paio di band notevoli a questa rubrica (e qualche intellettuale non marginale nel corso della storia), lo si potrebbe dire di Catania.

Lo si può senza dubbio dire di Reggio Emilia, sia per quanto riguarda la città ma ancor meglio per una provincia che, sicuramente ispirata dall’esempio più antico e nobile di tutti, Orietta Berti (ma anche Iva Zanicchi è reggiana), ha allineato, nel corso degli anni: Nomadi, Zucchero, Luciano Ligabue (e fratello con i Rio), CCCP/CSI/PGR, Giardini di Mirò, Julie’s Haircut, Offlaga Disco Pax, fino ad arrivare a Murubutu. Senza però dimenticare un gruppo dal nome curioso, Üstmamò.

Nati nel 1991 sull’Appennino, tra Castelnovo ne’ Monti e Villa Minozzo, in quei posti che se chiami un’ambulanza puoi principalmente farti il segno della croce e poi aspettare, gli Üstmamò prendono il nome dall’espressione locale per dire “proprio adesso”. Attenzione totale al presente, ma espressa con un linguaggio radicato nelle tradizioni: la combinazione si ritrova identica nei suoni della band.

Siamo i ribelli della montagna

Il primo disco, omonimo, esce nel 1991 e si apre con la canzone, cantata in reggiano e in inglese, altrettanto omonima: il pezzo esprime i pensieri ipercinetici della band, formata da Luca Rossi, Ezio Bonicelli, Simone Filippi e da una ragazza esile ma dalla voce piuttosto ammaliante, Mara Redeghieri.

L’influenza folk si avverte molto bene in alcuni brani del disco, soprattutto dal versante popolare e giocoso, ma per il resto si suona forte e veloce. Nel 1992 la band si esibisce, insieme a CSI e Disciplinatha, nel celebre live Maciste contro tutti, a Prato.

Anche il secondo disco, neanche fossero i Led Zeppelin, si chiama Üstmamò e si incanala verso direzioni un po’ più rock del precedente. In particolare il singolo Tannomai, che è titolare anche di un videoclip, mostra la parte più elettrica della band, con Mara che offre un taglio quasi urban al cantato: “Sei tu che scegli se diventare!“.

Nel 1995 la band partecipa a Materiale resistente, la compilation dedicata ai canti partigiani da molti protagonisti della musica alternativa e indipendente contemporanea ai cinquant’anni della Liberazione dal nazifascismo. Il disco, che comprende brani reinterpretati da Marlene Kuntz, CSI, Modena City Ramblers, Yo Yo Mundi, Umberto Palazzo e il Santo Niente, Gang, Skiantos, Mau Mau, Africa Unite, si apre proprio con Siamo i ribelli della montagna, resa in modo particolarmente significativo dagli Üstmamò.

Simboli e influenze

Il brano partigiano sarà collocato in fondo al terzo disco della band, UST: con l’aiuto di Roberto Vernetti che vira il suono della band verso il trip hop e le influenze internazionali, il lavoro sarà il migliore del gruppo reggiano.

Aperta da Cuore/Amore, orientaleggiante e piuttosto meditativa, si prosegue con Baby Dull, pezzo pop dedicato a una “donna di plastica” che non ha cessato di esercitare il proprio fascino artificiale. Ed ecco poi il dub di Memobox, dedicato agli uomini soli che cercano sollievo ai propri tormenti grazie al “fremito nell’etere”. Non sfuggirà la modernità dei messaggi del disco, anche dal punto di vista sonoro, meno radicale e più mescolato rispetto ai primi due episodi.

Ci si immerge in sensazioni diverse e in riflessioni più approfondite con brani come Canto del vuoto, mentre Schermo splendente affronta le fascinazioni della televisione, “luce di verità” che condiziona e condizionerà vita e politica italiana.

Legami con la tradizione folk rimangono in Biguldun, mentre Piano con l’affetto esprime timidezze e reticenze sentimentali. Sulla copertina del disco, una rappresentazione onirica della Pietra di Bismantova, monte caratteristico dell’Appennino reggiano, con il serpente Ouroboros che si morde la coda, a simboleggiare l’infinito.

Tutto bene, più o meno

La formazione con Mara Redeghieri alla voce pubblicherà un altro paio di album: Stard’Ust, che esce nel 1998 e produce un paio di singoli che confermano la scia del disco precedente, cioè Kemiospiritual e Cosa conta. E Tutto bene, del 2001, che però non va tanto bene: non lascia particolari segni, se non dissapori e l’uscita della cantante di lì a poco. Nel 2003 pubblicano una raccolta, ÜstBestMamò, e si sciolgono.

Rossi, Bonicelli e Filippi non hanno resistito, dopo qualche anno, alla tentazione di rimettere la band insieme e hanno realizzato un paio di dischi, nel 2014 e nel 2018. Alla festa era stata invitata anche Mara, che però ha declinato, preferendo rimanere in Appennino a insegnare l’inglese e il valore della Resistenza agli studenti di scuola media. Occasionalmente ha pubblicato anche lei da solista, però, come nel 2017 con Recidiva.

Pagina Instagram Üstmamò

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