“Sei calda come la ‘nduja!”: se dovessimo riassumere la terza serata di Lilith Festival 2026 con una frase, sarebbe sicuramente questa. A pronunciarla è una persona tra il pubblico di Villa Bombrini, a Genova, rivolta a Sarafine, headliner della serata e per la prima volta sul palco del capoluogo ligure, dove ha condiviso la scena con Gama e Doolia nella notte più elettronica dell’estate.
La cornice è sempre la stessa: il verde di Villa Bombrini, il gracidare delle rane a scandire il tempo, sorrisi e abbracci che si scambiano continuamente tra chi si conosce da una vita e anche tra chi non si è mai visto prima ma sa di stare condividendo un momento speciale, tuttə insieme. Lilith Festival è infatti, da ormai quindici edizioni, un punto di riferimento per la musica d’autrice e per l’inclusività, non soltanto a livello locale. Anno dopo anno, il suo palco è stato calcato da artistə italiane e internazionali, accomunate dalla volontà di trasformare la musica in uno spazio di incontro, libertà ed espressione.
Ma torniamo alla serata, magistralmente condotta, come di consueto, da Andrea Podestà e Lisa Galantini, ormai una certezza delle estati corniglianesi. La prima a salire sul palco è Gama, nome d’arte di Graziachiara Melissa, cantautrice e produttrice lucana, vincitrice del Dinamica Contest 2025 e finalista ad Arezzo Wave e Tour Music Fest.
Sola sul palco, con il viola e il nero come colori dominanti, ha messo in mostra un’incredibile vocalità e un uso dei synth che si sposa perfettamente con la sua voce. Le sue canzoni, come ha spiegato lei stessa, nascono senza un vero e proprio metodo: che sia la natura a ispirarla o un momento trascorso seduta al pianoforte, rappresentano comunque parti di sé che sente il bisogno di esprimere.
I brani prendono forma in italiano, in dialetto o in inglese, anche in questo caso senza seguire una regola precisa. Il risultato è un live coinvolgente, che fa venire voglia di scoprire le tante sfumature di un progetto ben radicato e ricco di passione, con tutte le carte in regola per guardare al futuro.
Mentre le tenebre calano su Villa Bombrini, è la volta dell’eroina locale Doolia, Giulia Sarpero all’anagrafe, cantautrice e polistrumentista che riesce a mescolare con eleganza una voce potentissima, testi spesso graffianti e a tratti anche commoventi, la stessa artista, dopo aver cantato Guernica, fatica a trattenere una lacrima, e la capacità di rendere accessibili sentimenti e sonorità vestite rigorosamente di abiti scuri.
Tra i brani proposti ci sono anche Case Grandi e Silent Disco, due facce della stessa medaglia che parlano di inclusione, disagio, del desiderio di guardare sempre in faccia ciò che fa paura e trovare, comunque, il modo di andare avanti.
Una tipa da rave
Il tempo per i presentatori di introdurre l’artista che chiuderà la serata e per i tecnici di completare il cambio palco, ed ecco arrivare Sarafine. Descriverla partendo dalla vittoria a X Factor nel 2023 sarebbe quantomeno riduttivo: produttrice, autrice e performer, riesce a mangiarsi letteralmente la scena e a possederla come poche volte capita di vedere, in Italia e non solo.
Dopo il trionfo nel talent ha scelto di prendersi tutto il tempo necessario prima di pubblicare nuova musica, e difficilmente avrebbe potuto fare scelta migliore: proprio questa attesa ha reso il suo progetto qualcosa di solido, lontano dalle logiche del mainstream e destinato a non sgretolarsi facilmente. Voce potente, testi lucidi e arrabbiati, attraversati anche da improvvisi spiragli di tenerezza, e un sound travolgente, capace di far ballare persino le rane sopracitate con assoluta convinzione, nonostante il caldo non abbia mai mollato la presa.
Entra sulle note dei Carmina Burana, che canta rigorosamente nel testo originale ma reinterpretandoli in chiave elettronica, Sarafine è una tipa da rave, per citare uno dei brani in scaletta, ma definirla soltanto una casinara sarebbe profondamente riduttivo.
Canta, balla, scherza con il pubblico e poi ricomincia a ballare, senza sosta. La Regina della Macarena, Potevamo fare schifo insieme, Un trauma è per sempre, Scrolla, Caùa e Malati di gioia sono alcuni dei brani che l’artista calabrese sceglie di portare in scena, accompagnata dal batterista Matteo D’Ignazi e da Andrea Daicoda, che cura synth, tastiere, campionamenti e tutta la parte elettronica.
Non proprio inattesa, ma sicuramente gradita, è l’incursione vocale di un altro artista calabrese, Brunori Sas, che attraverso messaggi vocali e spezzoni di interviste racconta quanto la Calabria sia una terra complicata, lontana dal capitalismo ma senza volerlo. “Se Seattle fosse in Italia sarebbe sicuramente in provincia di Cosenza”, scherza in una nota vocale, mentre Sarafine continua a cantare, a ballare e a calpestare pregiudizi. Alla faccia di chi non riesce a scherzarci sopra.
Il gran finale è affidato a Lu Rusciu de lu mare, brano della tradizione salentina che trova nuova vita in una veste elettronica, accompagnato dalla domanda che ci accompagna fino a letto: che si fa solo per amore? Ognuno, in cuor suo, conosce la risposta. Ma, nel frattempo, si balla ancora.
Foto di Daniele Modaffari















































Pagina Instagram Sarafine
Pagina Instagram Gama
Pagina Instagram Doolia
Pagina Instagram Lilith Festival

