Vheno, l’intervista: il percorso evolutivo di un artista non arriva mai alla fine

Vheno, l’intervista: il percorso evolutivo di un artista non arriva mai alla fine

Quando ci si mette in cammino, spesso non si sa dove si sta andando esattamente, ma senza dubbio è il momento in cui la ricerca prende inizio. E Sporco, il nuovo singolo fresco di uscita di Vheno, rappresenta esattamente il punto in cui questa ricerca trova una forma più precisa.

Nato artisticamente nella provincia di Cuneo, dopo un primo percorso nella break-dance ha iniziato a costruire la propria musica in autonomia, partendo dal rap e spostandosi progressivamente verso sonorità elettroniche, melodiche e ritmiche. Dal 2016 la sua strada si intreccia con quella dei produttori Eroes e Kemi The Young God, con cui negli anni ha sviluppato un linguaggio condiviso e una precisa identità sonora.

Dalle prime produzioni realizzate in cameretta al mixtape Nemesi, dai primi palchi alle aperture a artisti come Sick Luke, Willie Peyote e Night Skinny, Vheno ha costruito il proprio progetto senza separare la musica dall’immaginario che la accompagna. Anche il modo di scrivere è cambiato: meno parole, più spazio a melodie e suoni, in una ricerca che oggi approda a Sporco, il nuovo singolo prodotto da Kemi The Young God.

Il brano mette al centro quella “sporcizia” astratta che Vheno racconta da tempo, ma lo fa attraverso una consapevolezza diversa e con un suono che sintetizza la direzione intrapresa negli ultimi anni. È anche uno dei tasselli che anticipano il primo ep ufficiale completamente autoprodotto, atteso nel 2027. Un progetto che, nelle intenzioni dell’artista, non vuole cancellare ciò che è stato, ma raccogliere esperienze, cambiamenti e ricerca per portarli in una nuova fase.

Un modo più maturo

Con Sporco che cosa senti di poter dire oggi che qualche anno fa non avresti saputo o voluto dire?

Il concetto dello “sporco” astratto che ci circonda non è una tematica nuova per me. Ho sempre cercato di raccontare situazioni e contesti definibili tali, ma adesso sentivo fosse giunto il momento di centralizzare questa tematica in modo più maturo e sicuramente più funzionale per chi ascolta, grazie anche allo sviluppo sonoro che c’è stato negli ultimi anni.

Il singolo Sporco rappresenta una versione aggiornata e meglio definita di alcuni miei brani simili del passato, raggiungendo la sintesi perfetta della nostra attuale direzione artistica.

Dagli esordi a oggi hai cambiato molto il modo di fare musica, ma quanto è cambiato anche il modo in cui guardi a quello che vuoi raccontare?

Dagli inizi del mio percorso artistico fino a oggi mi sento di dire che la mia visione comunicativa è cambiata quasi totalmente. Oltre al cambio di genere musicale in sé, è cambiato anche il mio approccio lirico sulla strumentale: le precedenti strofe rap, cariche di parole e incastri, hanno lasciato progressivamente spazio a frasi e melodie più esplicative, pur non perdendo mai l’intenzione originale della traccia.

Ho iniziato ad applicare il concetto di “less is more”, rendendomi conto che per comunicare quello che volevo, alle volte bastavano la metà delle parole e la giusta scelta dei suoni.

Un lavoro di sintonia

Hai costruito parte del tuo percorso insieme a Eroes e Kemi The Young God. Quanto conta, per un artista, avere accanto persone con cui condividere non solo la produzione musicale, ma anche anni di crescita e di ricerca?

Nella musica e non solo risulta assolutamente fondamentale il lavoro svolto insieme al proprio team e la sintonia che si crea tra le parti. Mi sento fortunato ad aver condiviso così tanto del mio percorso artistico e personale assieme a Eroes e Kemi The Young God, che prima di essere i miei produttori fissi sono miei grandi amici, senza i quali probabilmente non sarei arrivato al livello odierno. Grazie a questa profonda conoscenza personale si è in grado di lavorare con il completo feeling e per obiettivi comuni.

C’è un momento in cui un artista smette di cercare la propria identità e comincia semplicemente a riconoscersi in quello che fa? Tu senti di essere arrivato a quel punto?

Personalmente credo che il percorso evolutivo di un artista, me compreso, non arrivi mai veramente alla fine. Nel momento in cui ti fai “veicolo” delle tue esperienze e del tuo vissuto devi mettere in conto i cambiamenti che il tempo porta con sé.

Così come la persona cambia durante la sua vita, anche l’artista inevitabilmente si trova a cambiare ed evolversi durante il percorso. Nel mio caso non mi sento ancora arrivato a un punto artistico stabile e definitivo, anzi, al contrario, sono incuriosito e stimolato dai cambiamenti che mi riserverà il futuro, come Paolo e come Vheno.

La prossima fase

Sporco apre la strada all’uscita dell’ep del prossimo anno. Se guardi a tutto quello che hai fatto fin qui, che cosa senti di voler portare con te nella prossima fase e che cosa invece hai lasciato definitivamente alle spalle?

Come preannunciato, “Sporco” è solo uno dei singoli volti ad anticipare un progetto ben più grande che vedrà la luce l’anno prossimo: il nostro primo ep ufficiale totalmente autoprodotto. L’album, ormai giunto nelle fasi finali di lavorazione, rappresenterà come mai prima d’ora la nostra presa di posizione musicale e le nostre intenzioni, andando a racchiudere tutti i progressi fatti da me e dai miei produttori finora.

Se guardo al passato vedo tutte le esperienze che mi hanno reso la persona e l’artista che sono oggi, consapevole dei propri punti forti e delle proprie debolezze, ritenendo ogni tassello importante e non da dimenticare o lasciare veramente indietro nel tempo.

Nella mia prossima fase artistica spero di riuscire a metabolizzare al meglio il mio vissuto e proporlo nella giusta chiave di lettura per il pubblico, senza allegorie o “decorazioni” superflue, restando consapevole della particolarità della visione musicale proposta… a cui non rinunceremo mai.

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