Mezzanotte, l’intervista: “Non ci imbrigliamo in un genere preciso”

Mezzanotte, l’intervista: “Non ci imbrigliamo in un genere preciso”

Dopo canzoni dai toni piuttosto cupi, i Mezzanotte provano a cambiare umore: accompagnato da un video piuttosto giocoso, Finestre è il loro nuovo singolo. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il trio toscano per parlare del singolo e delle loro prospettive future.

Finestre arriva dopo brani come Presi Male e Bisbigliare, che avevano un’impronta decisamente più cupa e introspettiva. Come nasce la decisione di alleggerire il tiro e puntare su sonorità così dirette e luminose?

Non si è trattato di una scelta consapevole. Il brano ha preso spontaneamente quella strada e noi ci siamo limitati ad assecondarlo. Non ci imbrigliamo in un genere preciso, lasciamo che siano i nostri gusti a guidarci.

La paralisi emotiva del post-rottura è raccontata attraverso la cronaca minima di un appartamento estivo: tapparelle abbassate, caffè sul fuoco, ore passate sul divano. Quanto c’è di autobiografico in questa fotografia della paralisi?

Fino a oggi ogni brano è stato, in un modo o nell’altro, autobiografico. Non avvertiamo l’esigenza di raccontare ciò che non ci riguarda in prima persona: attingiamo direttamente dalla quotidianità e dai momenti vissuti.

Nel brano cantate “Volevo soltanto un ombrello per stare vicini sotto la pioggia senza farmi notare”. C’è un’enorme sproporzione tra la grandezza del desiderio e la piccolezza del gesto: quanto conta l’ironia per voi quando raccontate le cose serie?

L’ironia ci caratterizza nel quotidiano e si riflette naturalmente anche nella nostra musica. Per noi è un modo per saggiare chi abbiamo di fronte e capire con chi ci stiamo relazionando.

Il fulcro del pezzo è l’immagine delle “finestre da aprire in caso di emergenza”. È una via di fuga che si intuisce ma che non si prende subito: qual è stato il vostro personale “caso di emergenza” che ha spinto questo pezzo fuori dallo studio?

Il pezzo è rimasto a prendere polvere in cantina per un bel po’. Quando lo abbiamo tirato fuori, abbiamo capito che aveva proprio bisogno di una finestra spalancata per prendere aria. Il brano è nato durante il COVID: come potete immaginare, quella finestra d’emergenza era la stessa che tutti noi avremmo voluto aprire per fuggire dai nostri rifugi.

A differenza dei precedenti lavori, questo singolo è stato collaudato direttamente dal vivo nei concerti in giro per la Toscana prima di finire in studio. Quanto ha inciso il feedback del pubblico sulla struttura definitiva del brano?

Essendo una band, per noi l’approccio live è sempre il punto di partenza per ogni canzone. È la dimensione più diretta e immediata, per questo i brani sono pronti per i concerti prima ancora che per lo studio, dato che curiamo noi stessi tutti gli arrangiamenti.

Questo pezzo era lì ad aspettare: non avevamo più voglia di attendere e così abbiamo deciso di buttarlo subito in scaletta, anche se non era ancora inciso. In studio la struttura è un po’ cambiata rispetto alla versione dal vivo, ma abbiamo mantenuto intatto lo stesso tiro.

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