Melancholia, “i figli della pioggia”: la recensione

Ascoltai figli della pioggia di Melancholia
Melancholia, “i figli della pioggia”: la recensione

L’anno era il 2021, i Melancholia uscivano da X Factor in pompa magna e noi di TRAKS eravamo alla Fortezza del Priamar di Savona a celebrarne le gesta. Ci chiedevamo se la loro proposta sarebbe stata efficace in italiano e anche se la cantante, Benedetta, non fosse pronta per una carriera da solista. Sulla prima ci abbiamo azzeccato, sulla seconda no, capita.

Ma l’acqua passa sotto i ponti e i fasti, si sa, sono passeggeri. Tre anni dopo Sleep Mode, spente le luci più brillanti, i Melancholia hanno ripreso un percorso coerente e sono tornati con i figli della pioggia, il nuovo ep pubblicato da Pioggia Rossa Dischi / BOC Music Group e distribuito da Believe.

Aggiunto un membro alla formazione, la band ha anche cambiato lingua e affinato un po’ lo stile. A produrre l’ep è Rachid Bouchabla (Ex-Otago), mentre l’ingresso nella formazione di Andrea Assogna, batterista, polistrumentista e produttore, sottolinea l’inizio della nuova fase.

Melancholia traccia per traccia

L’apertura del disco è affidata allo strumentale Il reame (intro), che parte piano e poi si fa più imponente. Poi parte Arya, che fa spazio alla voce di Benedetta, immersa in suoni che fanno riferimento a universi electro e drum’n’bass, con una certa potenza, declinata in modi piuttosto oscuri.

Un po’ più indie le pulsioni che animano Schifo, che mostra meglio il lato più pop della band, sempre immerso in idee sintetiche. Il brano è veloce e concitato e mostra ancora una volta le qualità vocali della cantante.

Millelame ci pone di fronte a una ballad molto intima e sentimentale, con inserzione di cori a sparigliare un po’ le carte. Le mille lame nel cuore e le mille voci nella testa faticano a sincronizzarsi, in un pezzo che sa di fiaba noir alla Tim Burton.

C’è un che di Elisa nel canto di Pillola, altro brano che procede lento e appassionato, a raccontare ricordi che non vanno via e i soldi lasciati in terapia. “Ho fatto tanto male all’altra me”, a sottolineare qualche tipo di scissione interna. Il recitato di Benedetta, al maschile (perché parla “il Bardo”) alza i toni del brano. A chiudere, appunto, Il bardo (outro), che si allinea su melodie tristi e acustiche.

I Melancholia, che passano con grande disinvoltura all’italiano, dimostrano con Arya e Schifo di saper maneggiare molto bene un mix di alternative, electro, una cosa che sta tra rock e pop e che è molto “loro“. Per il resto del disco la lasciano da parte e si immergono in ballate. A parere mio un altro pezzo tirato ci sarebbe stato benissimo, ma sono scelte e soprattutto sono i miei gusti personali. Vediamo se alla prossima spingeranno di più l’acceleratore.

Chi sono i Melancholia

Nati a Foligno nel 2015, i Melancholia attraversano territori sonori emotivi e scuri, dove rock ed elettronica si intrecciano a una scrittura viscerale in continuo movimento.

Dopo un percorso che li porta a vincere la finale mondiale dell’Emergenza Festival nel 2018 e a farsi conoscere dal grande pubblico con la partecipazione a X Factor nel 2020 sotto la guida di Manuel Agnelli, la band sceglie consapevolmente di spostare il fuoco: meno esposizione, più profondità.

Tra il 2021 e il 2022 pubblicano il singolo Medicine e il secondo ep Sleep Mode, un lavoro che esplora stati di sospensione, sogni inquieti e tensioni interiori. Il disco è figlio di un intenso percorso live: il tour estivo del 2021 conta oltre venti date, in gran parte sold out, e consolida l’identità della band sul palco, dove la dimensione fisica ed emotiva del concerto diventa parte integrante del racconto musicale.

Oggi i Melancholia sono in quattro. Accanto a Benedetta, Fabio e Filippo entra Andrea Assogna, batterista polistrumentista e produttore. L’ingresso di Andrea coincide con l’approdo in Pioggia Rossa Dischi e con l’inizio di una nuova fase produttiva, arricchita anche dal contributo di Rachid Bouchabla, che accompagna la band nello sviluppo di un suono più stratificato, maturo e pop.