Requiem For Paola P., “Universo Avverso”: la recensione

Requiem For Paola P., “Universo Avverso”: la recensione
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Dopo quattro anni dalla pubblicazione dell’ultimo disco e un cambio di formazione dietro alla batteria, i Requiem For Paola P. sono tornati in studio per registrare “Universo Avverso”: dieci tracce in uscita, specchio dell’indole eclettica muslcale e dell’inconfondibile ricercatezza della dimensione lirica che, insieme alla mentalità diy e l’attitudine punk, caratterizzano la band sin dagli esordi. 

Di quale Universo facciamo parte? Verso quale Universo ci dirigiamo? A quale Universo ci dedichiamo? Nella continua sfida alle stelle, all’infinito, all’incognito, alla conquista di uno spazio migliore ci siamo dimenticati della parte più atavica che ci circonda e di cui siamo fatti. Universi grandi e piccoli che ci contengono e ci circondano, nei quali facciamo fatica a muoverci, a parlarci e ascoltarci, chiusi in noi stessi come aria dentro a bolle di sapone. Cosa abbiamo perso? Cosa abbiamo dimenticato? Di cosa ci siamo stancati?

Requiem For Paola P. traccia per traccia

Suona subito forte Rincollare gli alberi: un’ondata punk, più per suoni che per atteggiamento generale, in cerca di una consolazione elettrica, che però si è molto probabilmente persa in un passato ormai irraggiungibile.

La malinconia energica di Corteccia pesca dalle stesse fonti di ispirazione arboricole, ma qui i suoni allungano i propri respiri, a parte il basso che rimane molto concitato, alla ricerca di qualcosa che “resiste e non si calpesta“.

Battaglie di cent’anni e coperte fredde per Tuffoabomba, che si confronta con l’incredulità di fronte a “pochi stronzi che decidono per tutti gli altri“, cioè il pianeta oligarchico in cui viviamo. Qui lo sconforto si espande nelle pause meditative del brano, utili a ricaricare le energie in vista di ripartenze particolarmente potenti.

Canzone del tuo tempo troppo impegnato recupera in termini di rabbia ed energia, che ragiona in termini di ego, di pressioni sociali e di una voglia insopprimibile di una realtà meno oppressiva.

Sceglie ritmi un po’ più lenti In un attimo lucidissimo, che si colloca a metà album per dare spazio a un’escursione sonora abbastanza subacquea, almeno sulle prime. Poi si accelera e il pezzo torna a farsi acuminato, con la sezione ritmica che armeggia nel background.

Rock’n’roll molto diretto quello dell’apertura di Golena: acqua di fiume confusa per mare e molti disastri, in un pezzo particolarmente battente e vivissimo. Tra citazioni di Calvino e un linguaggio “alto”, si può essere aggressivi e decisi senza abbassare il livello di scrittura, e questa ne è un’ottima dimostrazione.

Cieli di coltelli e calma per isolarsi in un delirio astronomico: Cosmico blu richiama l’immagine di copertina del disco per manifestare i movimenti più intimi e tranquilli del suono della band. La canzone parla di frastuono ma è controintuitivamente piuttosto tranquilla, anche se poi si sale gradualmente di colpi fino a riempire completamente le casse, lottando con la disperazione che sale: “Esprimi un desiderio e poi tradiscilo“.

Dopo la navigazione altissima del brano precedente, Mentre guarivi preferisce tornare verso terra, che racconta di lunghi abbracci e di polvere. L’introspezione e il racconto si intrecciano, di fronte a chitarre e drumming che lasciano corso alla propria irruenza. Case in fiamme e mani bianche, a cementare immagini che restano sospese, mentre tutto crolla.

Quando si scioglie la neve aggiunge un altro episodio ruvido, che racconta di una lontana Sarajevo e una vicinissima realtà quotidiana: “E non ci siamo accorti che arrivava quel giorno/ Dove ci sia abitua a tutto/Anche a un pugnale nel fianco“. Una spina dentro al fianco non mente, e il dolore sembra l’unica cosa vera a cui aggrapparsi, in mezzo a mille promesse tradite.

Ultimo brano del disco, quindi ci si dà una calmata, giusto? Sbagliato: Tua cura parla ancora di tentativi di guarigione da un “universo avverso”. Oddio, parla: urla in faccia, con istinti hardcore/crossover, tra notizie di stragi sepolte, e una batteria che proprio non vuole saperne di fermarsi: “Ci stiam preparando/alla resa finale“.

Riportano indietro di qualche anno l’orologio, i Requiem for Paola P., che dopo anni passati a vagare anche per l’organizzazione di festival indipendenti si rimettono in pari con la musica fatta in prima persona. E lo fanno in maniera sontuosa, con un disco che magari suona un po’ vintage per certi versi, ma che ha una potenza e una sostanza davvero difficili da ignorare.

Scrittura intelligente e anche sottile, in mezzo a suoni che anelano la tempesta, la trovano e la cavalcano. Le immagini naturali si scontrano con scelte sonore sempre abrasive, per sottolineare una realtà sempre contraddittoria, difficile da raccontare. Ma qualcuno lo deve pur fare, e la band ci riesce ancora molto bene.

Chi sono Requiem for Paola P.

I Requiem for Paola P. sono Andrea Pezzotta, Elia Mariani, Federico Pagnoni, Mauro Forlani e Stefano Vavassori. Attivi dal 2007, hanno condiviso i palchi con alcune delle più importanti realtà alternative italiane, tra le quali Uzeda, Ministri, Il Teatro degli Orrori, Gazebo Penguins, The Fire, De Crew e Marlene Kuntz.

Simplicity è il disco completamente autoprodotto che ha segnato il loro esordio nel 2008, a cui è seguito nel 2010 Tutti Appesi, un album lucido, crudo e riflessivo, realizzato con Maurizio Baggio, caratterizzato dal passaggio al cantato in italiano e da una maturazione compositiva, presentato con una mostra di oltre 60 artisti intenti a riprendere il tema dell’Appeso e supportato da un tour di oltre 70 date in tutta la penisola italica. 

Dopo un lungo stop e diversi cambi di formazione, nel 2016 la band ha registrato tra il Blues Cave Studio di Bergamo e il Real Sound Studio di Milano Sangue Del Tuo Sangue, un disco che rispecchia il percorso di ricerca sonora e di cambiamento intrapreso e proseguito nel 2022 con Ho Vissuto Confusione, una fotografia in otto tracce della quotidianità dei nostri tempi che ha visto tornare dietro al mixer Maurizio Baggio, coinvolto anche nel 2026, per la realizzazione di Universo Avverso, poetica, e al contempo critica, esplorazione dei microcosmi che costellano le nostre esistenze.