Un demo alle spalle, un disco nuovo in arrivo, uno stile che essi stesi definiscono “cupo ed evocativo”: aleggiano numerosi misteri attorno alla band di heavy metal sinfonico Manach Seherath. Abbiamo provato a dissiparne qualcuno con questa intervista.
Mi raccontate la storia della band e l’origine del nome?
L’idea del gruppo è nata nell’estate 2012 da Mich (voce), desideroso di metter su un progetto musicale che rileggesse in chiave moderna il metal oscuro ed epico delle origini.
La prima formazione che vedeva Minus alla chitarra, Lemur alla batteria e Cyrion alle tastiere in qualità di turnista, cominciò a provare e comporre nel novembre dello stesso anno.
Dopo alcuni provini, nel febbraio 2013 Lukas (basso) completò la formazione. Nello stesso periodo Cyrion, il cui ruolo e coinvolgimento erano cresciuti esponenzialmente, decise di diventare un membro stabile della band e fu proprio lui a proporre quello che sarebbe diventato il nostro nome: Manach Seherath.
Era ormai giunto il tempo di pubblicizzare la nostra musica, cosa che avvenne ad ottobre 2013 con l’uscita del primo demo. Il dicembre di quell’anno vide l’uscita di Lemur, avvenimento questo che non arrestò il processo compositivo, che fu messo in secondo piano rispetto al ri-arrangiamento dei vecchi brani solo a partire dall’arrivo di Charlie (batteria) nel giugno 2014.
Attualmente stiamo completando il lavoro sul materiale che costituirà il nostro primo album.
Riguardo al nome, sappiamo che in una lingua antichissima significava “attingere alla sorgente”; solo Cyrion ne sa di più ed è intenzionato a custodire il segreto.
Allo stesso modo lui è l’unico del gruppo a sapere che cosa significhi la frase “Manach Seherath Urelah Kvarach” che campeggia sul nostro simbolo come un motto araldico. In definitiva noi vogliamo la nostra musica misteriosa, che un mistero aleggi fra noi fa bene alla creatività.
Definite la vostra musica come “Heavy metal sinfonico”: quali sono i vostri capisaldi musicali e le fonti di ispirazione?
Come componenti di un gruppo metal guardiamo “per rubare il mestiere” alle grandi band del genere, con un occhio particolare verso quelle che hanno mantenuto un buon equilibrio fra potenza e melodia, senza limiti di sottogenere.
Come ascoltatori di musica, il nostro panorama è molto più vasto e spazia dalla Lirica all’Hard Rock.
Siamo stati troppo vaghi? Facciamo qualche nome: Manowar; Mercyful Fate; Iced Earth; Within Temptation; Dream Theater; I Cavalieri del Re; Area; Banco del mutuo Soccorso; P.F.M; Angelo Branduardi; Loreena McKennitt; Sopor Aeternus; ecc… ecc… ecc…
Mi sembra di avvertire nella vostra musica una tensione a coniugare alcuni opposti: c’è sicuramente una potenza rock importante, ma c’è anche un buono spazio per trame melodiche articolate. Come nascono i vostri brani?
Le melodie dei nostri pezzi arrivano attraverso sogni o intuizioni improvvise, di solito a Cyrion, e intorno a esse tutto il gruppo collabora alla costruzione dei brani. Quando struttura e linee vocali di un brano sono definite, Mich ne scrive il testo, nel rispetto dell’atmosfera evocata dalla musica.
Il vostro demo è stato pubblicato ormai qualche tempo fa. Avete nuovo materiale pronto? Che cosa ci si può aspettare dal vostro prossimo lavoro?
Abbiamo molto materiale pronto e altro “in costruzione” per il nostro primo album che speriamo di registrare entro la prima metà del 2015.
Esso comprenderà i brani proposti nel demo, ovviamente rivisti e ri-registrati insieme ad altri composti successivamente. Questi ultimi hanno leggermente ampliato il ventaglio delle nostre sonorità con delle incursioni in altri sottogeneri del metal, senza però snaturare il nostro stile cupo ed evocativo.
Cosa aspettarsi dal nostro prossimo lavoro? Stessa passione, migliore produzione: niente più di questo, poiché troppe aspettative non fanno assaporare il momento.
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