A Toys Orchestra, “Midnight Again”: recensione e streaming

Midnight Again è il nuovo album d’inediti di …A Toys Orchestra. Dopo aver infiammato centinaia di palchi in patria e all’estero con importanti partecipazioni a festival europei come l’Eurosonic Noorderslag in Olanda o il Reeperbahn Festival in Germania e aver accumulato decine di collaborazioni nel mondo del cinema e della tv, dalle colonne sonore di film e documentari alla presenza come resident band nel programma “Volo in diretta” (Rai3), …A Toys Orchestra interrompe la lunga pausa dalle scene per far scoccare di nuovo la propria mezzanotte musicale.
 
Con Midnight Again la band dà forma ai pensieri, agli spunti e alle suggestioni che si sono susseguiti in questi anni di stasi riportando indietro le lancette del tempo e chiudendo un percorso partito molto prima, in una sorta di “eterno ritorno musicale”. Le diverse storie di vita vissuta vengono raccontate tramite ballate evocative, accenni di soul e brani blues-rock dall’andamento squadrato e cubista, mantenendo nei propri testi un approccio velatamente ironico e restituendo un quadro sonoro dalle atmosfere internazionali.
 
Il disco è stato anticipato dal singolo e videoclip Life Starts Tomorrow e dal singolo Take Me Home.

A Toys Orchestra traccia per traccia

Si incomincia dai battiti di Hallelujah, che acquista colori soul, con il pianoforte che sostiene il movimento. La canzone si fa dolorosa e profonda, assicurando al disco un’apertura molto consistente.

Con Life Starts Tomorrow, presentata come singolo, il discorso si fa più fluido e anche un po’ più leggero, anche se le stimmate del blues contrassegnano il brano. “Italian rock music makes me sick“: ma esattamente con chi ce l’hanno? Chissà.

Goodbye day ha risonanze britpop e un passo comparabile a quello del brano precedente, con qualche sonorità più spettrale a colorare il tutto. Pianoforte e struggimento in Take Me Home, ballatona vecchio stampo.

Non che Miss U operi in regime di buon umore: anche qui ci sono sentimenti spezzati e malinconia ovunque, ma il tutto è celebrato con un certo minimalismo sonoro, almeno fino a un finale particolarmente enfatico.

Si ritorna a idee blues con Sometimes I Wonder, che si affida alle chitarre senza fare a meno per questo di effetti più sintetici o del suono dell’organo. Con Whatever We Are le malinconie prendono la forma di un duetto, sommesso e poco più che sussurrato, almeno fino a un’ultima parte in cui le voci e i suoni decollano verso l’alto.

Accordi di chitarra ripetuti e insistiti quelli che introducono Our Souls, che poi accelera d’improvviso e si fa inquieta e combattuta. Midnight Gospel torna a rallentare i ritmi e a farsi morbida e malinconica.

Melodie morbide e pettinate anche quelle che regala Out of Control, una ballata del controllo che si perde, mentre gli archi disegnano panorami autunnali sullo sfondo. La tromba conclude il discorso.

Si celebra Hero, ancora a passo lento e ancora con molta concentrazione e dolcezza: pianoforte e qualche scintillio per un ulteriore brano malinconico. OCD Lullaby mette in campo la fanfara, ma anche un po’ di effetti elettronici, per chiudere il disco.

Un disco molto ricco, molto “americano”, piuttosto old style per gli …A Toys Orchestra, che si regalano un lavoro lungo e ricco di nostalgie verso un passato, non lontanissimo ma comunque andato, in cui i dischi avevano questo aspetto e questa struttura. Tutto fatto bene, tutto convincente, tutto molto ascoltabile. Soltanto, forse, un filo fuori tempo.

Genere musicale: rock

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