Van Dyne, “Comete”: recensione e streaming

Comete è il disco di debutto del progetto Van Dyne. Dopo i precedenti singoli Luna Park e Vorrei, il capitolo definitivo per la band di Bologna che tra sonorità di respiro internazionale e, allo stesso, forti influenze derivanti dalla tradizione cantautorale, ci offrono la più malinconica delle estati.  

Comete è un ep di cinque brani a cui teniamo particolarmente, selezionati da una raccolta di demo che abbiamo scritto e prodotto negli ultimi anni. Sono canzoni che parlano di persone, di quanto siano complesse le dinamiche di un’umanità che è tanto meravigliosa quanto instabile e fugace, proprio come una cometa.

Van Dyne traccia per traccia

L’ep inizia su ritmi morbidi ma anche con certe atmosfere contrastate, tra chitarra e synth: Senza peso è un rock-pop che sembra prendere spunti sonori da decenni passati.

Arriva da lontano Luna Park, che mescola suoni giocosi a un’aria malinconica generale. Solo i battiti del cuore funzionano da ancora in un universo che disperde.

Si muove su ritmi lenti Secondo tempo, fiorita di suoni elettronici su una base di rock morbido. Cori e ricerca di sfumature caratterizzano i desideri di Vorrei.

Un’aura di malinconia piuttosto oscura occupa tutti gli spazi de L’ultima volta, che chiude l’ep su note di tristezza. Coda finale quasi progressive nell’incedere e nella struttura.

Avventura interessante quella dei Van Dyne, che condensano in cinque brani la propria produzione recente con qualche buon risultato.

Genere musicale: rock-pop

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