Achille Lauro, “1990 (Deluxe Version)”: recensione e streaming

1990 (Deluxe Version) è il nuovo album di Achille Lauro. 14 tracce, mezz’ora di musica con i brillantini, di successi della fine del millennio indossati con scarpe dai tacchi altissimi, di estro e sentimento. Sappiamo bene quanto un personaggio come Lauro sia in grado di dividere l’opinione pubblica, ma sappiamo anche che quando il trentenne romano muove un passo non mette mai il piede in fallo: senza inventare nulla ha nuovamente alzato l’asticella della difficoltà, confrontandosi con pezzi molto cari a chi di anni ne ha qualcuno in più, aggiungendo personalità, a volte con similitudini a brani del suo repertorio, facendoli diventare quella canzone lì, con qualcosa di diverso, ma altrettanto anni ’90.

Ecco quindi 7 brani a cui diamo del tu da sempre arrivare dalla porta principale, tutti accompagnati da collaborazioni di tutto rispetto e non sempre scontate, unirsi ad altrettanti pezzi narrati e sentiti dalla voce di Achille Lauro. Riflessioni sulla vita, considerazioni sulla morte, ragionamenti sull’amore che legano le varie tracce tra loro, come un filo conduttore, come ricordi che si susseguono fino a formare una vita.

Il primo pezzo è 1990 (Back to dance), introdotto a sua volta da un monito: devi imparare a dare senza ricevere, inciso sulla prima delle registrazioni radio chiamate ognuna come una frequenza diversa. Il brano in realtà è Be my lover dei La Bouche, meglio nota come “Ta da da dee da da da da da” dagli esperti di musica dance. In questa versione si parla però di personali inferni e amori che fanno a pezzi, nonostante si continui a ballare.

Arrivano altri due malandrini a trasformare Scat Men, Ghali e Gemitaiz, chiamati entrambi a interpretare il ruolo di loro stessi, visto che a nessuno dei due è andata poi così male. Supereroi di quartiere impazziti in fretta, regalano ciò che sanno fare meglio mantenendo, anche in questo caso, le colonne portanti a tre sillabe del ritornello.

C’è una dissonanza emotiva nell’FM successivo, nella traccia raccontata che unisce le canzoni, separandole. E i ricordi e l’adrenalina creano un’agitazione familiare. Arrivano le note di Sweet Dreams insieme alle parole di Achille Idol, in quella che forse è la rielaborazione meglio riuscita. Merito anche di Annalisa, che presta la sua voce e riesce a rendere molto sensuale il risultato complessivo.

Per You and Me è stata interpellata direttamente la legittima proprietaria Alexia, shakerata insieme a Lauro e a Capo Plaza. Si balla come nel 1995, nonostante l’influenza della parte lasciata nelle mani del rapper.

C’è Massimo Pericolo insieme ad Achille, cantano Summer’s Imagine. La cartolina che arriva da questo viaggio dove il paradiso è l’alba, mentre si mischiano i pensieri così come si fondono le voci.

L’FM seguente ci porta sul Banco degli imputati. Il protagonista pensa alla madre prepccupata, a quella notte trascorsa insieme all’avvocato, in arresto, senza sonno, senza dignità. Lo racconta con le parole e con i suoni, parlando di Dante e Lucifero, di Dio e di Lauro, non necessariamente in quest’ordine. Ci si attacca Blue, che cambia volto e connotati più di ogni altro pezzo contenuto nell’album. Gli Eiffel 65 rispondono alla chiamata, il tempo cala, aumenta la tensione evolutiva, aumenta la passione.

Si conclude la storia con I wanna be an illusion. Una storia maledetta raccontata altre volta da Achille Lauro nei suoi vari modi di essere artista. Si sente la sofferenza del suo libro, dei suoi racconti. Con lo zampino di Benny Benassi a rendere ancora più tamarra. Anche se poi, quando finisce, ti sembra quasi elegante.

La vita è un film canta Achille Lauro in Sweet Dreams, e la sua è uno di quelli che riesce a tenere incollati i telespettatori alla poltrona. Piacerà sicuramente a chi ha già apprezzato le sue ultime performance, creerà nuovi fan grazie al successo trainante dei pezzi scelti per il progetto di 1990, farà storcere il naso a chi lo considera un prodotto creato a tavolino, oggetto di marketing come una bambola qualsiasi.

Già, perché in occasione di 1990 è stata realizzata una versione di Barbie con le fattezze dell’artista, grazie a due designer di Novara, specializzati nella creazione di Barbie per eventi speciali. E un cartello pubblicitario, destinato a corso Como, Milano, ma censurato, mostrava tale bambola crocefissa su un telaio formato da Big Babol panna e fragola. Non il primo artista che si rappresenta crocifisso, senza dubbio. Ma forse per la prima volta la Via Crucis è stata percorsa ballando. Nonostante la croce.

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