Alfonso, “1 kg di problemi e 2 etti di insalata”: la recensione

Accompagnato dalla sua inseparabile chitarra “Brigida”, Alfonso pubblica il debutto 1 kg di problemi e 2 etti di insalata. Dopo l’esordio con il singolo Son Contento, uscito lo scorso maggio, il giovane cantautore di Lodi annuncia l’uscita di questo nuovo lavoro, pubblicato per Freemood, etichetta consorella del gruppo Tanzan Music.

Il disco è un concept album dal titolo 1 kg di problemi e due etti di insalata: in un mondo preconfezionato dove il prodotto perfetto si trova sempre in prima fila sullo scaffale, Alfonso è quel prodotto che nessuno ha ancora toccato, quello finito in fondo dietro a tutti gli altri.

Alfonso nell’ultimo anno si è fatto conoscere girovagando per lo stivale con i suoi live e più recentemente per il suo singolo Son Contento presentato anche negli studi di Radio Popolare e alla Pop News Tv di Marco Biondi.

Alfonso traccia per traccia

Io Ci Credo apre il disco con una serie di paradossi e con suoni di origine folk. La personalità espansiva della canzone si materializza in un’atmosfera quasi festosa, con la fisarmonica al centro del discorso almeno quanto il cantato qui e là surreale di Alfonso.

Si prosegue con una più cantautorale Porta Cremona, che ha sapori antichi. Molto più oscura e ripiegata su se stessa Testa in Giù, che dopo l’apertura acustica ospita il synth, in linea con un aumento della rabbia del brano.

La scarsa capacità di comunicazione è tra gli argomenti trattati da Son Contento, ballata quasi klezmer che di contentezza in realtà non ne comunica tantissima.

C’è la tromba ad aprire Resto Qui, che si muove su sentieri di malinconia e reclusione dal mondo, con colori quasi blues e un’attitudine contemplativa.

L’Altra Parte di Me offre altri spunti al lato più depresso del disco, ma qui il discorso assume riflessi risentiti ed elettrici, sfociando nel rock malinconico.

Molto più spiritosa e autoironica Ramarro Marrone, costruita su un paio di piccoli difetti fisici che diventano il pretesto per un rock’n’roll divertente e movimentato.

C’è una manifattura che sa di antico in molte delle canzoni di Alfonso: anche quando usa il synth non lo fa per conformarsi alle mode, ma piuttosto per trovare strade sempre diverse per le proprie canzoni.

Ne risulta un disco ricco e pieno, magari non innovativo ma con molta sostanza, dall’umore mutevole, nel complesso molto ben riuscito.

Genere: cantautore

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