Arancioni Meccanici, “Movimento”: la recensione

Movimento è il nuovo disco degli Arancioni Meccanici in uscita per Gelo Dischi / Believe. In una realtà che assomiglia sempre più a una distopia, ogni chitarra distorta diventa un mezzo di protesta. Dopo una lunga serie di singoli, gli Arancioni Meccanici tornano con un lp di otto tracce che raggruppa brani già editi affiancandoli a due inediti.

Con un atteggiamento profondamente consapevole, la band attinge a un’ampia gamma di riferimenti musicali e culturali, modellando un disco maturo e ricco di spunti. Le sonorità rock si uniscono a una scrittura sarcastica e tagliente, che non risparmia le critiche alla contemporaneità, pur concedendosi alcuni episodi di maggior emotività.

Arancioni Meccanici traccia per traccia

Si parte con Italo Disco, ma per fortuna The Kolors non c’entrano niente: qui si balla sui ritmi del synth pop, con percussioni particolarmente rumorose, sensazioni alla Alberto Camerini mescolate a voci televisive anni ’80, mentre una marea sonora rabbiosa e punk si agita e monta.

Ritmi meno tesi quelli di Vietnam, che ragiona su un discorso di distanze, di temperature, di interrogativi sul presente. Le sonorità virano su un pop quasi beatlesiano, coretti e tutto. Il respiro è ampio e lo sguardo si stende sull’orizzonte, anche se in modo poco sereno.

Funkeggia tantissimo il basso che apre Zombie Jungle, che torna a livelli di tensione molto più alti. La canzone decolla un po’ per volta sempre danzando su ritmi consistenti. Retrogusti psichedelici si alternano a ispirazioni più concrete. Si approda a metà disco con Combustibile, che parla di convenienze reciproche su giri di chitarra molto ruvidi.

Più aperte le visioni de Il Flusso, che ha caratteristiche desert rock, approdando al primo pezzo veramente arrabbiato del disco, soprattutto a giudicare da certe insistenze e intensità chitarristiche.

Si va un po’ sott’acqua con Disco d’argento, che sciorina qualche altra citazione vintage, sempre in tema italodisco, con un buon giro di basso a tenere insieme il tutto. Anche se alla fine vince un sax notturno che si prende la scena.

L’estate ci attende in Summertime, che svolta verso un testo inglese che si insinua tra suoni di synth che si prendono il proscenio. A chiudere ecco Mi Manchi (My Monkey), lentone in cui la voce arriva da lontano, per celebrare una mancanza languida e malinconica.

C’è dichiaratamente una grande quantità di vintage nelle tracce degli Arancioni Meccanici. Ma questa non è affatto un’operazione nostalgia, a dispetto delle apparenze: c’è anzi molta vita, molta propositività e molta energia nel sound di un disco che ripulisce i modelli del passato e li ripropone. Certo questa cosa del passato che si ripete può inquietare, ma gli AM decidono di ballarci sopra, e si direbbe che si divertono anche parecchio.

Genere musicale: alt-pop, post punk

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