Atlante, “Paure/Verità”: recensione e streaming

Paure/Verità è il secondo disco del trio torinese Atlante, fuori per Pan Music. Una riflessione sui temi dell’Amore e del Tempo che prosegue il percorso di sintesi tra alternative rock ed elettronica intrapreso dalla band con gli ultimi singoli. 
Quello degli Atlante è un disco che vive della costante fusione tra due elementi precisi del rock e dell’elettronica: gli strumenti distorti nel primo caso e la cura del dettaglio del suono, più pulito, ordinato e composto nel secondo, con l’obiettivo di usare ampiamente synth, samples e vocoder mantenendo, invece, per gli strumenti (batteria, il basso e la chitarra) un suono che, pur andando in distorsione, rimanga il più naturale e viscerale possibile.

Paure / Verità ruota attorno a due concetti cardine: l’Amore e il Tempo, due elementi che nella vita si intersecano costantemente, tanto che scinderli è impossibile.  L’Amore inteso come scambio, fiducia incondizionata, vita in simbiosi. Poi gradualmente l’allontanarsi, smaterializzare il tessuto che si crea nell’intimità pezzo dopo pezzo lasciando un vuoto enorme. E ancora il distacco, l’abbandono, forse anche l’odio e infine l’accettazione. E poi c’è il Tempo, che determina l’alternanza sinusoidale di momenti di gioia e rivincita, con altri più bui, fatti di incertezze e paure, caratterizzati dalla stessa intensità ma diametralmente opposti.

È lo scorrere del tempo che cambia le prospettive. Tempo che ci sa portare dal basso all’alto e viceversa, che sa farci morire e poi rinascere. L’intensità di un amore, nell’idea degli Atlante, è strettamente correlata al tempo dedicato per coltivarlo, e il lento superamento di un dolore può avvenire solo in un tempo necessario per metabolizzarlo. Da qui nasce il titolo dell’album: le nostre Paure, che in fondo sono le Verità più nascoste, lì pronte a travolgerci, le stesse che, se affrontate e attraversate fino in fondo, con intensità, diventano punti di forza. Ecco, per noi questo disco è un punto di forza, una Verità che emerge tra le infinite Paure delle nostre vite.

Atlante traccia per traccia

Si parte per le Crociate, che gioca un po’ con l’autotune, facendo pensare un po’ a Bon Iver, per un brano che dopo un ingresso abbastanza minimale, rivela un temperamento drammatico importante.

L’autotune si ritrova anche in Materia, che però ha sonorità del tutto differenti, elettriche, rock e tempestose. Le difficoltà della crescita prendono spazio in un testo comunque riflessivo.

Molto più contenuti i suoni e le atmosfere de L’inizio è la mia fine, altro brano speculativo, in cui qualche esplosione elettrica arriva con calma e in maniera ragionata. Anche Resti imposta il discorso in modo molto tranquillo e malinconico, alimentato più dalle tastiere che dalla chitarra.

Molto dinamica e anche piuttosto muscolare Murphy, canzone di esplorazione sorretta da un drumming intenso e potente. Istinti e sensazioni quasi blues quelle di Arcadia, che parla di un mondo che cambia sulla base degli umori del momento.

La prende lenta Bivio, che ragiona piano su scene quotidiane un po’ desolate. Lamiera, già forte di quasi 50k ascolti su Spotify, è una ballad dolorosa e soggetta a esplosioni, per raccontare della fatica di imparare a essere soli.

Chitarra acustica per Sarebbe bello, che chiude il lavoro in modo accorato e, in fondo, anche speranzoso a proprio modo.

Una vena emo che si mescola con la natura rock, un uso consapevole delle tecnologie e una buona scrittura fanno di questo disco degli Atlante un’ottima conferma rispetto all’esordio del trio torinese. Si attendono ulteriori conferme e crescite, strada facendo.

Genere musicale: rock alternativo

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