In breve: cinque dischi da non perdere

TRAKS anche stavolta ti suggerisce cinque dischi recensiti in breve che potrebbero esserti sfuggiti.

Roberto Ventimiglia, Bees Make Love to Flowers

roberto ventimiglia, recensioni in breveRoberto Ventimiglia, musicista laziale già attivo tra indie rock e classica, pubblica l’ep da sei canzoni Bees Make Love to Flowers, registrato autonomamente in casa in economia di forze e mezzi, ma ideato e scritto nel periodo tra maggio e settembre 2017 tra la provincia pontina (Aprilia, Latina), la città di Torino e la dimensione metropolitana britannica (Londra, UK). If We Were Cats apre il disco con dolcezza e con chiari riferimenti a una dimensione acustica molto classica (Donovan, James Taylor). May è più minimalista, ma gioca con la voce. C’è qualcosa di più sfuggente nelle note della title track, Bees Make Love to Flowers, composta con eleganza.

Più intima e in low key Just Fred, e la seguente You prosegue su toni simili, approfondendo e aiutandosi con il pianoforte. Chiusura estremamente soft anche con Under Britain’s Sky. Buona la sensibilità di cui tutte le canzoni del disco di Roberto Ventimiglia sono portatrici.

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Orfeo’s Dreams, You

orfeo's dreams, recensioni in breveA tre anni di distanza dall’ep d’esordio Unbound (Elastica Records, 2015), torna sulle scene Domenico “D_Smoker” Urso con il suo progetto Orfeo’s Dreams e pubblica il secondo ep dal titolo You in uscita per IRMA Records. Sempre in coppia con la voce di Chantal Kirsch, il producer bolognese confeziona un lavoro che poggia le basi sul trip hop di matrice bristoliana e sulla old school dubstep. La prima traccia è la title track You, dove i sentimenti del soul incontrano un’impostazione elettronica evidente e piuttosto old style.

My Thrill si allinea su binari più inquieti, suggerendo atmosfere dub ma rimanendo su battiti poco più che accennati. Malinconia e oscurità caratterizzano Dust, che ha istinti leggermente più rock, ma avvolti nel velluto. Più nervosi gli impulsi di Above the Water, che torna a seguire le piste di un dub non tranquillo e con bassi subacquei. A chiudere, ecco il remix di Dust firmato da Cixxx J. Ep interessante e ricco di sensazioni positive anche quando devono farsi largo nell’oscurità. Il progetto Orfeo’s Dreams si rivela talentuoso e adeguato ai tempi.

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Hinin, Noyés

hinin, recensioni in breve“Siamo gli Hinin, un duo post-punk proveniente da luoghi abbandonati, in Francia. Quest’estate, invece di stenderci sulle spiagge di sabbia fine, o di bere un drink fresco sulle terrazze, siamo stati rinchiusi nel nostro studio casalingo per registrare, mixare e padroneggiare il nostro primo ep. Si chiama “Noyés”, composto da quattro canzoni per una lunghezza totale di 14 minuti, questo disco racconta storie di oziosi, noia e rivolta. Ispirato da band come Eagulls, Iceage o The Dogs”. Visto che l’autopresentazione era già piuttosto esauriente, ci è sembrato corretto pubblicarla. Così come ascoltare Concrête, che apre l’album dimostrando che il duo non è poi così “post” punk. 

Terrain Vague si dimostra piuttosto martellante e sostenuta da una chitarra particolarmente rumorosa. Il sound della band è chiaramente molto grezzo e fa riferimento ai tardi 80s, come anche nella più altisonante Aveugle. Si chiude con Feu de paille, arrembante e veloce, con chitarra e batteria in piena evidenza. Un ep efficace quanto sporco, quello degli Hinin, adatto soprattutto a graffiare.

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Reshitivist, Commincement by failure

reshitivist, recensioni in breveCommencement By Failure è il debutto di Reshitivist: tredici tracce di death metal parente del black metal (ma i metal non sono tutti parenti fra loro?). Dal punto di vista dei testi, tutte le canzoni coprono una serie di argomenti che vanno dalla misantropia, alla depressione, all’anarchia e alla trascendenza. Se la partenza può sembrare tranquilla, è soltanto un’illusione: presto Narrative scatena impulsi selvaggi con drumming furibondo e un cantato molto estremo. Il primo brano mostra anche aperture melodiche, fugaci ma importanti. Nessuna incertezza invece in pezzi come Unified and Destroyed, martellanti dall’inizio alla fine. Smear of Potential lavora su un giro semplice ma inquieto, prima di nuove esplosioni.

Altri brani come Garden of Shit o Disrupt Order fanno grande sfoggio di potenza. Filled of Something usa come background un accompagnamento molto drammatico, con brani recitati e un mood complessivo molto teatrale. La dialettica tra potenza e duttilità continua in pezzi come The Deluge. Spawn (Caduceus) termina in una spirale di violenza, mentre Lethargic, Frustrated, Brainwashed si fa narrativa. Dopo la lunga suite Resign si chiude con una Conclusion Omni che prova a essere morbida e malinconica, ma ci riesce soltanto fino a un certo punto. Oscuro e ribollente, il sound di Reshitivist è intriso però anche di sensazioni orchestrali e lirismo, per risultati a volte sorprendenti.

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[‘selvǝ], D O M A

selva, recensioni in breveUscirà il prossimo 14 febbraio D O M A, il terzo disco dei [‘selvǝ]. La formazione originaria di Lodi, sempre in bilico tra atmosfere black metal e post rock/screamo, pubblica un lavoro costituito da due lunghe tracce, per una durata totale di oltre 25 minuti. La prima metà del disco è Silen, traccia che parte gradualmente dalla chitarra per poi espandersi, alzare il volume, incattivirsi e farsi aggressiva, con interventi screamo. Più tranquillo l’andamento di Joy, seconda composizione che apre con la chitarra e aggiunge le qualità del drumming ad altissima velocità soltanto in un secondo momento. La band confeziona un disco dal sound estremamente compatto, riservato ai cultori del genere.