Brunori Sas a Genova: il live report
Brunori Sas

Dario Brunori, foto di Chiara Orsetti

Dario Brunori continua a collezionare sold out. A Genova, la terza serata del Supernova Festival è stata la celebrazione di una carriera iniziata un po’ in sordina, e arrivata al culmine nel momento in cui, in tanti, avrebbero già deciso di dedicarsi ad altro. E invece.

Prima di lui, i Pinguini Tattici Nucleari, bergamaschi, gettonatissimi dal pubblico più giovane, sorridenti e colorati, che con Sciare hanno dato inizio alla festa, proseguita con Cancelleria, e culminata con il reggae di Me Want Marò Back, e i Canova, milanesi, che con il loro  disco d’esordio Avete Ragione Tutti si sono già conquistati un posto di diritto nel panorama musicale indipendente. Brexit, Portovenere, Expo, Vita Sociale e la cover di Chissà se stai dormendo sono solo alcuni dei pezzi che hanno scaldato ulteriormente l’atmosfera.

La Brunori Sas si è fatta attendere qualche minuto in più rispetto al semplice cambio palco, minuti che hanno avuto il compito di avvalorare ulteriormente lo spettacolo che da lì a poco sarebbe cominciato. Luci basse, fumo denso, un crescendo di suoni, ed è La Verità che va in scena, il primo singolo estratto da A casa tutto bene. L’emozione è grande, sul palco e tra la folla, che canta a squarciagola dei propri piccoli fallimenti quotidiani; si prosegue con L’uomo nero e Canzoni contro la paura, e alla terza canzone la consapevolezza di assistere all’esibizione di un artista maturo, completo, passionale diventa certezza.

Possiede la musica, come un uomo possiede la sua donna. Un uomo di altri tempi, un musicista di altri tempi. Ed è anche simpatico. Ironizza più volte sulle reazioni del pubblico, Dario, sempre esageratamente entusiaste anche di fronte a parole poco significative, e rimarca il suo disappunto verso la mania di assistere a un concerto attraverso il filtro di smartphone o fotocamere. Si va avanti, è la volta di Lamezia Milano, Colpo di pistola e La vita liquida, proseguendo sulla scia di brani estratti dall’ultimo disco. A ogni brano corrisponde un cambio di chitarra, un cambio di atmosfera.

 

BrunoriQualche passo di danza improvvisato, commentato con un ironico “mi rivedo poi su internet e sembro un commercialista, anzi, un agente immobiliare, che mette in scena movimenti improbabili”. Un urlo dal pubblico, “Dario Sposami”, e il ragazzo che pensava di farla franca è stato invitato sul palco, dove ha ricevuto un bacio in piena regola. Un uomo di altri tempi non si tira mai indietro, in effetti. Incomincia il tuffo nel passato musicale, con Come stai, Le quattro volte, Fra milioni di stelle e Pornoromanzo.

Il tempo sembra volare, il pubblico canta di cuore e, dietro le transenne, anche i ragazzi che si sono esibiti poco prima, abbracciati, si godono lo spettacolo con l’ammirazione di chi sa che ha ancora strada da percorrere, ma che la direzione è quella giusta. Ancora canzoni d’amore, Lei, lui, Firenze, Arrivederci tristezza, Una domenica notte. Dopo, la confessione: “Ho scritto d’amore solo a scopo di lucro, ora basta. La verità è che sono venuto qui per salvare il mondo, ma non vestito da commercialista… Per farlo ho bisogno…” del Costume da Torero, il momento in cui il valore dei musicisti sul palco è arrivato alla sua celebrazione più alta, in una versione senza cori di bambini, ma con tanta originale passione.

Sabato bestiale, Don Abbondio, e Rosa conducono verso l’uscita di scena di rito, ma dopo pochi istanti ecco risalire Dario da solo, al pianoforte, per riprendere con Guardia ‘82 e la sua nostalgia, e per chiudere con tutti gli altri musicisti con Kurt Cobain e Secondo me. La festa finisce poco dopo mezzanotte, con la sensazione di aver assistito a un grande spettacolo, pur senza troppi fronzoli e sovrastrutture, senza distrazioni, con soltanto la sua qualità come valore assoluto.

 

Foto e testo di Chiara Orsetti