Uscito praticamente a puntate, Viaggio post maturità è il primo disco di Calabi, a distanza di qualche mese dai primi singoli usciti sulle piattaforme di streaming.

Per questo debutto discografico sulla lunga distanza il cantautore scienziato, così definito perché diviso tra il lavoro da fisico teorico e quello da musicista, ha voluto raccontarsi in modo differente.

Nasce così una release a puntate, una mini serie tra canzoni e video, per svelare lentamente la ricerca dei suoni, delle parole così come quella dei colori, delle inquadrature e dei luoghi.

Calabi traccia per traccia

Si parte da Sferica, morbido pezzo molto indie e molto pop che si pone in contrasto con il terrapiattismo e introduce al mood soft e un po’ svagato del disco.

Con la title track Viaggio post maturità il punto di partenza è geografico-turistico, con vaghissimi sentori tropicali.

Un pochino più robusta Manifesto, esperienza di coppia che promette conseguenze non sempre positive, ma la musica si appoggia leggera e ricca di synth.

E’ una dedica diretta Diluvio, pezzo molto minimal a livello sonoro, con molta delicatezza sparsa a velo.

Si viaggia verso ritmi sostanzialmente dance con Mani, muscolare nei ritmi e piuttosto martellante, tenuta come ultimo singolo forse anche perché leggermente in contrasto con il mood complessivo.

Madeleine (perché non ridi mai) forse è il brano migliore del disco, con il suo passo cadenzato e quell’aria un po’ fanée, quella malinconia non troppo invadente e quelle immagini parigine.

Dinamiche quotidiane e intime quelle che si configurano in Bon hiver, costruita su un ritmo che sa di anni ’80.

Si chiude pensando al tempo: prima con Ieri, breve pezzo strumentale suonato al pianoforte; poi con Domani, di nuovo dolce e minimale, intrisa di ricordi e di note di tristezza.

Dovrebbe essere un po’ lo Sheldon Cooper dell’itpop, Calabi, visto che fa il fisico teorico. Ma la realtà dei fatti è che le relazioni interpersonali sembrano piacergli così tanto da aver concentrato tutta l’attenzione dei suoi testi su di esse.

Piace la gentilezza sottile con cui le canzoni sono costruite, piace la capacità di parlare di quotidianità senza sbracare, piace quell’essere un po’ intellettuale e snob ma senza mai essere fastidioso. Buon lavoro e buona partenza.

Genere: cantautore, itpop

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