Campos, “Umani, vento e piante”: la recensione

I Campos pubblicano il loro secondo album, intitolato Umani, vento e piante (Woodworm Label). Prodotto da Andrea Marmorini (Fast Animals and Slow Kids, La Notte, Wu Ming Contingent) e Campos, è stato anticipato dal primo singolo Qualcosa cambierà.

Nel nuovo album dei Campos si trova inoltre un lavoro particolare sul linguaggio, come spiega la band stessa: “Il linguaggio che abbiamo utilizzato è in prevalenza metaforico e l'osservatore si pone in modo distaccato rispetto alla situazione che viene descritta. Per raggiungere questo scopo spesso viene utilizzata la narrazione in seconda o terza persona. Un'altra caratteristica dei testi è non avere sempre specificato il genere (maschile, femminile) del soggetto".

"Al fine di creare un equilibrio tra la musica e il testo, ci siamo concentrati sia sul suono della parola, valorizzandone gli effetti ritmici e musicali (assonanze, allitterazioni, rime etc.) sia sullo stile del linguaggio, più metaforico che letterale. In questo modo abbiamo cercato di non creare gerarchie tra queste due componenti, fondendole insieme in un flusso unico".

Campos traccia per traccia

Ingresso morbido nel disco, con un Passaggio dolce e corale, che sembra voler introdurre con calma idee e passioni della band.

Già con Qualcosa cambierà, qualcosa è cambiato: i suoni sono anche qui prevalentemente acustici ma si registra un'inquietudine che cresce, mentre si parla di matrimoni e terroristi.

Una passeggiata folk è quello che prevede Take me home (in italiano a dispetto del titolo), con fremiti sintetici e percussivi che si trasformano in tellurici.

Schiena di bue parte da rumori quasi ferroviari e da un coro che sembra un muggito. Poi i fili della canzone si svolgono e si dipanano, regalando colori diversi alle voci e aprendosi lentamente, in quello che forse è il brano migliore del disco.

Con Madre moderna si cambia passo e si adottano alcuni modi del blues, ma con una ritmica viva e ricca, poco classica, e con improvvise aperture piccole e rivelatrici.

Walter è uno strumentale di due minuti circa che viaggia sereno su ritmi da marcetta. C'è leggerezza nel pianoforte che apre Colibrì, fischiettata anche un po', ma poi si capisce che il sentimento che prevale è la malinconia.

Industriale, per vocazione ancor più che per suoni, è la seguente Bughialenta, che adotta ritmiche faticose.

Più fluidi i movimenti di La Notte Il Giorno, pur con qualche idea frastagliata ma anche alle prese con un sorgere continuo di sonorità dal profondo alla superficie.

Senza di te riparte dai ritmi rumoristici, ma si offre quasi indifesa alla melodia. Si chiude con S., che ha una prima parte molto tranquilla e scorrevole e una seconda, be', diciamo piuttosto sorprendente.

Disco originale e ben giocato, quello dei Campos: in ogni canzone si legge la personalità, la cura del dettaglio e le letture intelligenti della band.

Genere: folktronica

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