Cance, “Sublunare”: recensione e streaming

Musa Factory presenta Sublunare, primo album della cantautrice ligure Cance disponibile su tutte le piattaforme digitali. Nell’album, realizzato grazie al contributo di NUOVO IMAIE – Nuove Produzioni Discografiche 2022-2023, si intrecciano l’intimità del cantautorato e l’energia dell’r&b.

In ‘Sublunare’ parlo di ciò che l’amore, sentimento etereo e spirituale, diventa quando cade sulla terra e si adatta agli uomini, ai sublunari appunto. In questo disco racconto storie di chi ha subito l’amore mercificato, privato della sua spiritualità, ma anche di chi ha vissuto quello romantico, puro, che non chiede nulla in cambio. L’amore ‘sublunare’ è però ben lontano da quello cortese delle poesie che continuano a farci sognare; è un sentimento terreno, complicato e doloroso, fatto di risate, lacrime, sorrisi, abbracci, baci, che rappresenta la parte più vera e sublime delle nostre esistenze e va vissuto. L’amore continua ad esistere e – per quanto raro – è oggi più libero e aperto

Cance traccia per traccia

Si intitola Mesopotamia la prima traccia del disco, anche se poi si parla di ospedali non necessariamente antichi: un racconto di probabili follie che gli archi accompagnano su toni melodici e atmosfere vintage ma variabili.

Riferimenti degregoriani nel titolo di Dolce Venere, che parte dalla contemplazione di una foto per sviluppare un ritratto materno stratificato.

Incontri notturni rovinati, quelli raccontati da Arriva lui, che ha sonorità che fanno pensare agli anni ’80. Molto più intima l’aria che si respira in Massimo, sostanzialmente voce e chitarra, improntata sulle memorie di qualcuno che non c’è più.

Si torna a un r&b morbido con Non posso salvarti, dialogo in profondità, compiuto in modo semplice e diretto, con la batteria che si anima alle spalle della voce e la chitarra che regala un finale elettrico prolungato.

Boom Boom è poco esplosiva, almeno sulle prime, quando disegna ulteriori morbidezze. Poi la parte “esplosiva” è tutta vocale, con il cuore che fa boom, curiosamente in assenza di qualunque tipo di drumming.

Ulteriore episodio morbido, ecco L’amore cambia forma, che ripropone un discorso voce e chitarra, stavolta acustica, con qualche apertura imprevista.

Ecco poi L’arrotino (non ho bisogno di te), con Dinastia, che con la voce del classico artigiano che passa strada per strada introduce a una vita piena di stereotipi, che la protagonista della canzone rifiuta con forza.

Un po’ vintage il modo di scrivere di Cance, che comunque dimostra molta consapevolezza dei propri mezzi e ottiene buoni risultati, sottoforma di canzoni sempre piacevoli e sincere.

Genere musicale: cantautrice

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