Si chiama Goodbyes l’ep di debutto di Carme, musicista e compositore milanese, ma residente a Helsinki, che negli corsi mesi ha fatto parlare di sé con i singoli Nobody e Time. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Ci racconti chi è Carme?

Filippo e Carme sono sempre stati la stessa cosa ma forse l’ultimo ha iniziato ad emergere più tardi. Non faccio grande distinzione tra quella che è la mia “vita di tutti i giorni” e la mia via vita musicale, raramente mi sembrano due cose separate. Carme è il progetto che incanala le mia idea di fare musica, il mio gusto estetico, le mie emozioni e pensieri. Insomma, è un grande contenitore.

Nel tuo ep si concentrano molte influenze r&b e soul, insieme a un’aura pop internazionale. Come nascono le canzoni del disco?

Le canzoni di questo mio primo ep nascono tutte quante una dopo l’altra nel giro di due mesi, alla fine del liceo e alla fine della mia prima vera relazione. Come spesso capita, nella pentola di quello che scrivi ci finiscono pezzi di tutti gli ascolti che hai fatto, di tutti gli artisti che ammiri e di quello che hai suonato e cantato fino ad allora. La scelta del genere quindi non è veramente un atto consapevole ma piuttosto una conseguenza.

Una volta realizzate le demo, insieme a Max Lotti e Giorgio Mastrocola abbiamo iniziato a vestirle con gli arrangiamenti che ci sembravano valorizzare al meglio le canzoni, stando attenti però a non modificare quella che era l’attitudine iniziale.

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

Gli artisti e i gruppi che ascolto cambiano continuamente e molto rapidamente nel tempo. Quelli però che mi colpiscono davvero prendono una parte del mio cuore e spesso torno ad ascoltarli per sentirmi a casa. Sono cresciuto con Bruce Springsteen, Pearl Jam e Neil Young per poi passare agli Smiths, Cure e Style Council.

Ora è da un po’ che mi sono preso bene con l’r&b, il nu-soul e l’hip hop. Due nomi che avevo in mente nel periodo in cui ho scritto Goodbyes erano Frank Ocean e XXXTentacion. Ovviamente quello che ho scritto ha poco a che vedere con il loro genere ma nel processo hanno rappresentato per me delle influenze fondamentali.

Come se la passa un musicista italiano in Finlandia?

Vista la situazione europea direi molto bene. Studiando poi a Helsinki nel dipartimento di Tecnologia Musicale ho moltissimi spunti per esplorare nuovi modi di fare musica che non avevo mai considerato. Le attrezzature e le strutture a disposizione sono pazzesche e il fatto forse di trovarmi in una città relativamente piccola mi fanno percepire ancora di più una sorta di volontà diffusa di creare e partecipare a eventi artistici come installazioni, gallerie e concerti.

Quali saranno i passi successivi? Lp all’orizzonte?

I passi successivi posso andare davvero in qualsiasi direzione. Al momento ho nuovi brani e nuove idee che mi piacerebbe condividere. La forma che prenderanno la scoprirete presto.

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