Caveleon: un’armonia, un tipo di timbro, un suono

Cinque tracce influenzate dal cantautorato internazionale più dark: ecco, in breve, l'esordio omonimo dei Caveleon, gruppo che nasce nel gennaio 2018 dall’incontro fra il polistrumentista e cantautore Leo Einaudi, la cantautrice Giulia Vallisari, il musicista elettronico Federico Cerati e il batterista Agostino Ghetti. Abbiamo rivolto qualche domanda a Einaudi.

Come nasce il progetto Caveleon?

Il progetto è nato in modo molto naturale. Stavo lavorando alla scrittura dei brani che poi sono entrati a far parte dell’ep e ho incontrato Agostino dopo molto tempo che non ci vedevamo (suonavamo insieme in un gruppo da ragazzi), gli ho fatto sentire i brani, e abbiamo aggiunto in pochi giorni le parti di batteria.

Abbiamo iniziato a sperimentare i brani dal vivo in qualche piccolissimo locale e abbiamo pensato subito che Federico, con cui avevo condiviso diverse esperienze musicali, sarebbe stato perfetto per completare il nostro mondo sonoro. Eravamo al MAI TAI studio, dove poi abbiamo registrato l’ep, e Gianluca Mancini (che oggi è il nostro manager) ci ha fatto sentire un brano che aveva appena registrato insieme a Giulia.

Non sapevamo chi fosse ma sapevamo che era esattamente quello che mancava, abbiamo preso subito il telefono e l’abbiamo chiamata e da quel giorno siamo i Caveleon.

Mi sembra che le canzoni siano giocate su equilibri estremamente sottili. Frutto di furiose discussioni in sala prove o emergono fluide, lisce e profumate dalle vostre dita?

Siamo dei grandi amanti dei dettagli: può essere un’armonia, un tipo di timbro, un suono, un passaggio, tutto ciò che ti coglie di sorpresa durante l’ascolto e ti fa guardare gli altri per vedere se anche loro hanno sentito quel brivido.

Non ci interessa quanto tempo ci vuole per trovare quel momento, c’è però una scintilla che si accende nei nostri occhi quando troviamo un’ idea che ci convince. Non abbiamo ancora capito bene perchè e quando succeda, ma ci capita spesso di emozionarci insieme mentre scriviamo e suoniamo. 

Abbiamo capito che ci vuole molta pazienza e soprattutto sincerità per questo tipo di lavoro e per ora è andato tutto bene! (ne riparleremo…)

Mi pare di capire che il piccolo studio nel quale componete abbia avuto un’influenza sui brani. Potete raccontare in che modo?

Lo studio è sicuramente la nostra oasi di pace e di ispirazione. E’ il seminterrato della casa di Leo dove ogni giorno c’è un gran via vai di amici con cui condividiamo i nostri nuovi brani e idee. Ci passiamo giornate e nottate intere in una giungla infinita di cavi e strumenti. C’è però un piccolo segreto: è una stanza bassa, buia e rimbomba tutto, se ci abituiamo a suonare bene in un posto così, dal vivo sarà tutto più semplice e piacevole per le nostre povere orecchie!

Come nasce “Big Dreams”?

Big Dreams è nata nel momento in cui ho realizzato che questo progetto stava iniziando a prendere una forma definitiva. Parla appunto di sognare in grande e di varcare una soglia che fino a quel momento sembrava impossibile da affrontare, con tutti i timori e le paure annessi. E’ un brano di liberazione e di conquista, ci siamo divertiti molto a cercare di rendere quest’ idea.

Avete già una serie di concerti in arrivo: potete raccontare come funzionano i Caveleon dal vivo?

La performance live è la nostra realtà preferita. Abbiamo sempre voluto profondamente che il nostro progetto fosse un’esperienza da assaporare dal vivo. Abbiamo cominciato subito a esibirci live, da situazioni più intime (come gli house concert) a palchi veri e propri, e per fortuna questo ha portato a nuove richieste di concerti e sopratutto alla firma con Futurissima.

Leo, oltre a cantare, suona la chitarra e la tastiera, Giulia voce e chitarra, Federico ha una postazione di tastiere e sequencer su cui siamo sincronizzati e Agostino si è costruito un suo kit di batteria molto particolare.

Inoltre stiamo cominciando proprio in questi giorni a lavorare insieme a Lorenzo Tempesti di Sacrèm Studio per delle performance visive che sperimenteremo al circolo Ohibò il 9 maggio e siamo curiosi di vedere quale sarà l'effetto. Siamo molto affascinati dal connubio tra musica e immagine, di come entrambe si alimentino l’una con l’altra, e ci piacerebbe in futuro poter lavorare a stretto contatto con le arti visive.

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