Comete, “Solo cose belle”: recensione e streaming

Solo cose belle è il titolo del nuovo album di Comete, oltre che un auspicio per l’estate che sta per iniziare. L’esperienza come busker ha insegnato a Eugenio Campagna, vero nome dell’artista romano, tante storie da raccontare. Solo cose belle è un disco nato per strada, fa sorridere e riflettere, mentre si attraversano incroci e sentimenti.

Oltre ai singoli già pubblicati, alla tracklist si aggiungono quattro pezzi inediti, che formano un percorso di presa di coscienza, di accettazione e di consapevolezza. Il risultato è un disco fresco, pop, piacevole musicalmente e con tanta voglia di farsi cantare.

In questo album parlo con verità delle mie esperienze dalle gocce di benzodiazepine per dormire alle buste di Glovo in casa dopo la rottura. Menomale probabilmente racchiude un po’ il significato complessivo: ‘Fosse per me deciderei anche il momento giusto per amare, così non ci rimango male e nessuno si fa male… Ma menomale che non tutto dipende da me’. Vogliamo tutto e subito e deve essere esattamente come vogliamo noi, ma la vita non è così, non sono solo cose belle… E per fortuna! In tutto quello che non possiamo scegliere e che ci fa male, c’è la nostra vita, unica, bellissima e imperfetta”.

Comete traccia per traccia

però a volte mi sembra che sei come l’unico mi piace su un post
Si parte con Carlotta, un rifugio sicuro mentre tutto rotola a modo suo. Mentre la vita ci mette di fronte a mille cambi di rotta, il punto di riferimento non è quello che accade ma chi con noi condivide il percorso nonostante la stanchezza, la tristezza, la pressione del mondo chiuso fuori dalla porta.

Si sta fermi se si aspetta il tram / mica si aspetta di vedersi ancora
Tocca a Glovo, il primo inedito presentato durante i casting di X Factor, improvvisato dopo il brano ufficiale e che ha fatto rizzare le orecchie a più di qualcuno. La freschezza del mood, nonostante il cuore solo e le buste del fast food ancora sul letto, rendono il pezzo degno di una playlist da malinconiche serate, in cui ci si vuole deprimere il giusto, magari canticchiando un po’.

Che ne sai tu, che non è mai il momento / che ne sai tu, che ho perso il sonno e fuori è brutto tempo
La titletrack Solo cose belle racconta di perfezione apparente, di foto e sorrisi a 32 denti mentre la notte si piange. E, forse, è proprio lì che non si finge. Difficile da spiegare a chi ha la nebbia di Milano negli occhi la fatica di ascoltare parole quando dentro il tormento urla più forte. Più semplice forse non credere a tutto quello che si vede, alle cose troppo belle.

non fa più male la testa / mi sveglio molto meglio e non cerco l’acqua fresca
Come capisci che forse è meglio chiuderla lì? Quando perdi la ricetta per il Diazepam e non è un problema così grande. Semplicemente il tempo passa lo stesso anche se lontani, anche se si dovrebbe voler stare insieme, anche se un tempo non si riusciva a stare staccati neanche per il tempo della doccia.

fammi ridere forte, più forte di ieri / che se chiudo gli occhi, forse il mare lo vedo e lo vedi
Ma tu è il prequel della traccia precedente: quando tutto è cominciato, l’amore è ufficiale e spinge forte per uscire e farsi vedere. Sembra tutto bello: Roma la sera, le stagioni che si rincorrono, il mare che si sente nella pancia e negli occhi quando si sta insieme.

È tutto giusto, è tutto giusto e tutto un po’ un casino
La confusione e l’estrema lucidità si incontrano in Menomale: menomale che tre quarti dei film mentali che ci facciamo non dipendono da noi, e menomale che possiamo scegliere di essere nel posto giusto al momento giusto, quando è necessario. Giochi di parole che aiutano a sentirci un po’ meno scemi: tutti immaginiamo il lieto fine.

Quando dovrei stare zitto invece mi metto nei guai
Scelto come inedito per i live di X Factor, quasi otto milioni e mezzo di streaming su Spotify, Cornflakes torna ad accarezzare pensieri piacevoli. Una lei che sta facendo bene la protagonista di tutti i pensieri e che fa venire voglia di non staccare mai l’attenzione dal noi che sta nascendo.

A volte con te è come stare chiusi in un armadio / con la naftalina che ci brucia il naso
Forse non va più di moda la Naftalina, ma senza dubbio rende l’idea di fastidio, quando una relazione sta finendo e rivela quante piccole cose si sono mandate giù per amore dell’altro. Ridere di cuore non si può fingere, così come l’amore. E se non era una risata vera, forse non lo era nemmeno il sentimento che univa.

Parlerò di te solamente quando bevo troppo / non ti penserò specialmente quando prendo sonno
Il viaggio di Comete si chiede con E non ti penso più, l’ostinato desiderio di cambiare pensiero fisso, di staccarsi di dosso chi non c’è fisicamente ma fa un sacco di rumore. Sofferto più dei brani precedenti, sarà colpa del terzo bicchiere andato giù troppo in fretta e delle frasi lasciate a metà.

Senza sfruttare la scia del talent, Comete ha pubblicato il suo album con la calma che si dedica a un progetto che fa battere forte il cuore, come le cose belle. Senza rivoluzionare il pop, con intelligenza e sentimento ha raccontato le sue storie, le storie che sono un po’ di tutti, e che proprio per questo non possono mai annoiare.

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