Cristina Donà, “DeSidera”: recensione e streaming

Sette anni dopo l’ultimo lavoro, Cristina Donà fa il proprio ritorno sulle scene grazie a deSidera, nuovo disco composto da dieci brani. Finanziato da una fortunata campagna di crowdfunding, l’album gravita intorno al tema del “desiderio”, che cuce i brani con un sottile filo rosso. Il desiderio come motore indispensabile delle nostre vite, ma anche fonte di un incolmabile vuoto, di un’insoddisfazione perenne che porta con sé le sue conseguenze. Il titolo stesso indica liberamente l’etimologia della parola desiderio, letteralmente “mancanza di stelle”.

Le parti musicali sono scritte, ancora una volta, a quattro mani col musicista e produttore Saverio Lanza, che ha curato anche gli arrangiamenti del disco. Ne scaturisce una produzione atipica e, per la prima volta nei lavori di Cristina, compaiono echi di “elettronica preistorica”, così definibili per la loro natura primitiva, scarna e minimale. I brani che compongono l’album, scritti interamente prima della pandemia, fatta eccezione per “Senza fucile né spada”, raccontano di un tentativo che invita alla riflessione e a una nuova consapevolezza, per ripartire ad occhi ben aperti.

Cristina Donà traccia per traccia

Arriva in porto un po’ per volta Distratti, brano sognante sulle prime, poi ritmato. Scaglie di Battiato e di Bjork si intuiscono, a permeare un messaggio abbastanza chiaro: “Altro che aperitivo/ci siamo bevuti il pianeta”.

Battiti profondi quelli di Colpa, che parla di caldo e di frutta andata a male, per raccontare di capri espiatori quotidiani, in un brano elettrico e improvviso. Una serie di incidenti che trovano un colpevole che non siamo mai noi, a raccontare un’epoca che sa fare tutto, tranne che assumersi le proprie responsabilità.

Fiati e cautela nei primi passi che muove Conto alla rovescia, che si rivela una sorta di conta e di fiaba, articolata su una sorta di breve piéce teatrale e musicale, un piccolo gioiello completo (o forse non proprio completo, ma bisogna ascoltare fino in fondo).

C’è suspence in Desiderio, brano chiave e contenuto centrale del disco, in una sorta di ballad che si trasforma in un uptempo, con la voce di Cristina che si distende sempre con grazia e contegno, benché i suoni intorno siano tutt’altro che tranquilli: il desiderio è un cannibale, ed è tutta colpa delle stelle.

Come quando gli alberi si parlano sorge piano piano, raccontando di atmosfere intime e di un tessuto sonoro quasi ambient. Il racconto di un doppio suicidio diventa la proiezione mentale di un amore eterno, raccontato con tutta la delicatezza possibile.

C’è una pulsazione che anima Torna, che alla fine si rivela essere una sofferta proposta di fuga, tra radici famigliari e un’anima rock che cresce un po’ alla volta.

Il pianoforte e un movimento scandito ma anche una costruzione musicale complessa presiedono una molto curiosa Senza fucile né spada, brano battagliero e per certi versi epico.

“Non è difficile attraversare”: di che cosa sia metafora questo verso, ognuno giudicherà. Il fatto è che anche Oltre fa pensare a Battiato, anche per la leggerezza con cui tratta temi fitti e cospicui.

C’è anche la canzone descrittiva basandosi sostanzialmente su voce e piano: è L’autunno, che però poi si trasforma seguendo un loop ascendente del basso. Tutte le virtù della mezza stagione emergono in modo colorato e armonico.

Si chiude con Titoli di coda, canzone di distacco, che però non ha caratteristiche particolarmente morbide. Anzi c’è del risentimento e della tensione palpabile in un brano che ha anche evoluzioni curiose e funkeggianti.

Mi autodenuncio: a volte capita, quando ti accosti all’album di un artista particolarmente importante, di concedere un bonus sulla fiducia. Magari non griderai al capolavoro automaticamente ma di sicuro metti via quello scetticismo di base che magari sfoderi nei confronti di un esordiente.

Qui però non è necessario concedere alcun bonus: Cristina Donà si merita, ancora una volta, attenzione ed elogi, in una carriera anzi probabilmente sottovalutata rispetto ai meriti effettivi. Il nuovo disco suona forte, intelligente, ricco e con canzoni che scandiscono una tracklist senza cali o pause.

Una scrittura brillante e matura al tempo stesso caratterizza un disco che convince completamente fin dal primo ascolto, e che con ulteriori approfondimenti non può che guadagnare in profondità e, probabilmente, stupore.

Genere musicale: cantautrice

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