Eduardo De Felice, “E’ così”: la recensione

Disponibile in digital download e in tutti gli store, E’ così è il nuovo album di Eduardo De Felice. Anticipato dall’uscita del singolo Cosa posso farci (gennaio 2018), l’album di Eduardo De Felice contiene undici tracce dal gusto vintage ma con un vestito moderno.

“Sono sempre stato attratto dalla magia culturale, sociale e artistica degli anni ’70/’80, e sono un appassionato di quella che è stata la grande musica di quell’epoca. Pur traendone ispirazione, cerco in ogni caso di creare nelle mie canzoni uno stile personale, contaminando con le mie idee tutto ciò che ascolto. E se poi l’emozione che provo io nel comporle riuscirò a trasmetterla ad altre persone, allora sarà per me un successo”.

Eduardo De Felice traccia per traccia

Le sensazioni vintage partono fin da Strade su Strade, pezzo profondamente melodico che apre l’album. Con Acqua torbida si alza il ritmo ed entra qualche sensazione sintetica, con qualche riferimento all’italodisco degli anni Settanta.

Amore ciao ha un titolo alla Tenco, ma invece esplode in modo elettrico e su sensazioni aperte e tutto sommato allegre, benché l’esito finale della canzone non sia piacevolissimo per il protagonista.

Il basso e un senso di calma lounge aprono il singolo Cosa posso farci, pezzo intimo e vellutato per parlar d’amore. Sono le tastiere a guidare il viaggio indietro nel tempo di Possibilità, battistiana quanto se non più delle precedenti.

Viaggi in treno e giochi di sguardi nella dinamica Succede così, che ha una ritmica che mima, probabilmente non a caso, 7 e 40, sempre targata Battisti.

Al momento sbagliato si compone di momenti di melodia tradizionale e totale. Archi e sintetizzatore costruiscono il tappeto su cui rotola Giorni alle spalle, finché non si aggiunge anche la tromba a offrire il proprio contributo. Ma anche il pianoforte e inserti quasi rappati rendono il brano tra i più complessi a livello sonoro di tutto l’album.

Ritorna la calma con Piccola Stellina Fragile, ballata molto old style con sax nel finale. Non ci sarò invece è molto più da corsa e da saltello, con riferimenti sonori che sembrano molto più recenti (Gazzé, nella fattispecie).

E così deve andare, con il contributo di Gnut, chiude l’album su note nostalgiche e fataliste.

La nostalgia può avvolgere come miele nel percorso dell’album di Eduardo De Felice, che mette in chiaro tutte le proprie radici. Ma siccome l’abito ’60/’70 è, appunto, un abito, si può scoprire come al di sotto ci siano canzoni ricche di sostanza e inventiva.

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