Elisa Erin Bonomo, “Sinusoide”: recensione e streaming

Sinusoide è il nuovo album di Elisa Erin Bonomo. Si tratta del secondo disco della cantautrice e chitarrista veneziana, vincitrice del Premio della Critica al Premio Amnesty – Voci Per la Libertà 2017 con il brano Scampo, contenuto nel suo disco d’esordio Antifragile.

Contemporaneamente disponibile su YouTube il video del brano Tempesta, ultimo estratto dal disco. Elisa Erin Bonomo ha all’attivo un’intensa attività live che l’ha portata anche a realizzare aperture per artisti come Nada, Daniele Silvestri, Diodato.

Elisa Erin Bonomo traccia per traccia

Marca molto le sillabe Elisa, in maniera piuttosto aggressiva, nel brano di apertura del disco, una piuttosto elettrica Ciclicamente.

C’è qualche indizio di Vasco all’interno di Maleducata, altro rock molto tempestoso. A ribadire i concetti di maleducazione ecco Non sono innocente, sempre ruvida nei modi e nei toni, a sottolineare la propria carnalità.

Si va sull’elettronico e sul notturno con La Tua Faccia, racconto di un adulterio finito in ossessione, con sonorità emo (o giù di lì). Maledetta me ha altre oscurità da lasciar emergere.

Più approfondita Vivere comunque, che scava sotto la superficie aiutandosi con gli archi e con un po’ di melodramma. Ecco poi Tempesta, il singolo, che parte dal basso crescendo un po’ per volta. Finale con cori quasi tribali.

C’è Chiara Vidonis a duettare su Nuvola, episodio morbido e cadenzato, con suoni forse più adatti alla scrittura della cantautrice rispetto all’abito elettrico indossato quasi sempre fin qui.

La rabbia si convoglia in modi più morbidi in Grandi mai, che è per lo più acustica e si allarga come pensieri e racconti. Istinti etnici e cori all’inizio di Altrove, che parla di India e ci mette il sitar anche se ha percussioni platealmente di estrazione africana.

C’è soprattutto l’organo a fare da sfondo alla voce su Come dirti. Si chiude con un altro brano enigmatico, Mille splendidi soli, presumibilmente ispirato dall’omonimo romanzo di Hosseini, molto vivace e con un ulteriore tocco tribale (ma il testo dice seriamente “inguini scalzi”?)

Si fatica un po’ a capire le scelte sonore, soprattutto nella prima parte del disco di Elisa Erin Bonomo, che suona 90s senza essere vintage, con qualche palese forzatura. Molto meglio quando la cantautrice depone le armi, adatta i suoni e i ritmi ai pensieri, ottenendo brani interessanti, quasi tutti collocati nella seconda parte dell’album.

Genere musicale: rock-pop

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