Folkstone, “Ossidiana”: la recensione

folkstoneOssidiana è il sesto album dei Folkstone, prodotto, registrato e mixato da Tommy Vetterli presso il New Sound Studio di Zurigo per l’etichetta Folkstone Records nell’estate 2017. Il titolo è il nome di un vetro vulcanico, la cui immagine risalta nella sua particolare bellezza grezza e senso di introspezione sulla copertina.

Folkstone traccia per traccia
Si parte da Pelle nera e Rum, di ambientazione western e già alla ricerca di un impatto fin dalle prime battute. Si prosegue con Scintilla, che parte dal folk per approdare a sonorità sostanzialmente metal. Si torna a toni tribali con Anna, che vede l’intervento di una voce femminile, insieme alle quasi onnipresenti cornamuse.

Psicopatia apre di chitarre elettriche, per poi rinforzare gli assunti base della canzone con svariati strumenti, non ultimo il cantato. Riferimenti orientali ma una certa concretezza di suoni emerge in Asia.

Scacco al re si fa guidare dalla linea di basso vero un brano di potenza più che discreta. Si parte piano con Mare Dentro, che costruisce dal basso e offre alcuni istanti meditativi. E Vado Via torna a correre e picchiare, anche se i contenuti del testo sembrano piuttosto introspettivi. Istantanea si muove sulla stessa lunghezza d’onda, mettendo in evidenza un drumming dalle risonanze profonde.

Tamburi di stampo tribale disegnano gli orizzonti sui quali si muova anche Supernova. Più sottile Diritto al petto, con riflessi di resonator e voce femminile a guidare. Ultimi fuochi dell’album sono le esplosioni di Sabbia Nera e l’approccio più mediato di Ossidiana, title track che chiude il discorso.

C’è una forza quasi ingenua e comunque piuttosto pura nel disco dei Folkstone, animati da una sincerità che si traduce in sonorità spesso potenti e lineari.

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