Vimāna è il nuovo album dei Folwark prodotto dalla Seahorse recordings di Paolo Messere e curato da Claudio Adamo (mixaggio e mastering). I Vimāna, le macchine volanti descritte dai Veda, sono meccanismi perfetti e misteriosi, mezzi verso mondi dimenticati.

È di questa dicotomia che si alimenta l’album dei Folwark: ricerca interiore e coscienza esteriore, un viaggio dentro sé stessi e attraverso le “sfere dell’atmosfera”, sulle tracce di un’intuizione catartica o alle prese con un oscuro presagio. Vimana è un album di 8 tracce interamente strumentale, composto ed eseguito da Francesco Marcolini e Tommaso Faraci.

In questo lavoro, la costante ricerca di nuove sonorità e una forte ispirazione psichedelica hanno spinto la band ad aggiungere nuovi ingranaggi al meccanismo del loro sound, come sintetizzatori e theremin, con i quali esplorare panorami desertici e vorticosi, viscerali e cosmici, ai quali affiancare distorsioni e raptus di rock pesante.

Folwark traccia per traccia

Si parte da The Riddler, apertura intensa e molto rumorosa del disco con poche concessioni alla fantsasia.

Svaria un po’ di più Trine, pur ancorata a radici stoner molto solide, garantite soprattutto dalla sezione ritmica.

C’è molto dinamismo in I LI Teach you the Fish, traccia più agile di quanto non sia il suo titolo, corroborata da forti percussioni e chitarra rombante.

Inizio con ritmi più controllati e quasi blueseggianti in Bwommi, che rimane su tinte notturne.

Grand Theft Aldo (sarà un amico della band che ruba auto? Mah) torna a sgasare su ritmi molto alti, con una chitarra molto protagonista.

Si viaggia su atmosfere molto contrastate con Floyd, tranquilla e un po’ malinconica nel proprio percorso ma anche capace di forti esplosioni.

Veloce e sciolta la dinamica che sta alla base di Steps: non sono passi da camminata e non sono gradini, ma piuttosto è il rumore di una corsa, che ha presente la propria direzione. Si chiude con la breve, acustica e malinconica Wheather P.

Volano le macchine narrate dai Veda e volano i suoni prodotti dai Folwark, che mettono a segno un disco fluido e potente senza dare mai l’impressione di avere la necessità di dover tirare il freno.

Genere: post rock

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