E’ nato a Roma ma è decisamente legato alla Sardegna Francis-Q, cantautore che fonde lingua sarda e lingua italiana, per raccontare, attraverso folk, pop e country, momenti della storia della sua isola e gli avvenimenti quotidiani. Lo abbiamo intervistato.

Ci racconti chi sei e come sei arrivato fin qui?

Sono uno dei tanti piccoli semi dell’albero sardo che qualcuno ha deciso di far germogliare fuori dall’isola a Roma, ma che non dimentica da dove è partito. Ho avuto una formazione “domestica”. Sono cresciuto ascoltando le canzoni sarde e castigliane che cantava mia madre e i cantautori come De Andrè, Guccini, Bertoli e la musica folk e country di Joan Baez, Bob Dylan, John Denver, che mia sorella, allora adolescente, consumava nel mangia-nastri ( parola desueta, eh!).

All’età di otto anni chiesi di imparare a suonare la chitarra. A 14 anni volevo fare il cantautore e fare della musica il mio mestiere,  ma la mia famiglia cercò in tutti i modi di dissuadermi; per questo intrapresi gli studi come ragioniere ma non smisi mai di perseguire il mio sogno studiando altri strumenti musicali come il piano, il basso e altri strumenti etnici.

Qual è l’itinerario e quali sono state le premesse del tuo ultimo album “Pintadera”?

Avevo deciso di scrivere un album che raccontasse, sia in sardo che in italiano, storie di piccoli eroi dimenticati, persone che avevano combattuto e fatto la storia della libertà sarda (ormai perduta).

Dai cavalieri medievali che combattono contro gli invasori alla sensuale vendetta di una ragazza sarda contro il principe di Aragona in Hermosa; e la piccola storia dove un contadino/bandito che beve mirto e offre birra al suo cavallo (Angelinu). 

Poi da una una rievocazione in costume di una lotta tra due guerrieri sardi,  l’immagine della “Pintadera” usata come scudo ha siglato il nome dell’album. Da li è nata l’idea della canzone.

Che cos’è la Pintadera?

Si pensa che la Pintadera fosse un antico strumento utilizzato nella vita quotidiana per “pintare” (in spagnolo) cioè per marchiare, siglare, ma in altre sue forme e dimensioni è stata considerata un calendario nuragico che gli antichi sardi usavano per orientarsi nel tempo e nello spazio.

La Sardegna, la sua storia e la sua lingua sono evidentemente al centro della tua musica. Trovi difficile mescolare italiano e sardo, e soprattutto parlare di vicende così dolorose per la tua terra?

Non è stato difficile mescolare sardo e italiano per raccontare le mie storie perché la mia idea era di avvicinare sia i sardi delle nuove generazioni che gli italiani che amano la nostra storia, ad accostarsi a questa lingua bella e musicale.

Credo poi che sia necessario ricordare le nostre sconfitte ai nostri figli per far capire l’importanza di resistere a chi vuole omologarci, soprattutto culturalmente.

Come nasce “Arborèa”?

Arborèa ( il nome dell’antico regno sardo) è il racconto di un viaggio attraverso le terre sarde fatto da Eleonora, regina d’Arborea, e dai suoi cavalieri per chiamare alle armi tutti i sardi e cacciare l’invasore, ma questo monito risuona ancora come un esortazione per il popolo nelle parole: cantai, arrecodai, torrai! ( cantare, ricordare per tornare!).

Francis-Q traccia per traccia

Si parte da Pintadera, la title track, brano che mette sul piatto un certo senso del dramma che si appoggia su una linea di pianoforte piuttosto intensa.

Scava in un sound più stratificato e con qualche tocco vicino al folk-rock Arborèa, capace di immersioni ed emersioni improvvise.

Territori religiosi quelli percorsi dalla morbidissima Deus ti salvet Maria. Si va invece sullo storico con Hermosa, che narra con toni non proprio gentili nei confronti degli spagnoli l’invasione aragonese della Sardegna.

Toni più personali e suoni acustici per Nanneddu meu, che inizia piano e poi accelera, con il contributo del pianoforte.

Angelinu si aiuta con la fisarmonica per raccontare una storia appartenente al Ventennio, triste ma vivace.

Esplora territori più lirici (e geografici) A tie Sardinia, una celebrazione delle numerose bellezze dell’isola.

Atteggiamento da battaglia per Scidadindi, che ha un piglio moralizzatore e suoni da banda di paese.

Uscita morbida dal disco con Dromit, sorta di ninna nanna con chitarra acustica. A mo’ di bonus a chiudere ecco la versione italiana di Arborèa.

Colpisce, di Francis-Q, soprattutto l’abilità di narratore, appassionato e intenso, delle storie della propria terra. Ma accanto alla facilità di scrittura, c’è uno sforzo di proporre panorami sonori sempre variabili. Un po’ come quelli di Sardegna, appunto.

Genere: cantautore

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