Dopo un percorso che lo ha sempre visto muoversi tra folk, indie e cantautorato, Galapaghost apre un nuovo capitolo con Neon Dream (autoprodotto), un ep che rappresenta una decisa svolta sonora e artistica.
Il progetto nasce dalla voglia di esplorare territori inesplorati, lasciando da parte ogni aspettativa per seguire esclusivamente l’istinto creativo. Le nuove tracce si allontanano dalle coordinate più tradizionali del suo repertorio per immergersi in un universo fatto di elettronica, texture stratificate e sperimentazione vocale. La voce smette di essere soltanto un mezzo espressivo e diventa materia sonora, intrecciandosi ai sintetizzatori e alle atmosfere sospese che caratterizzano l’intero lavoro.
Ho iniziato questo progetto con un solo obiettivo: divertirmi. Tutto è partito dopo aver collaborato con uno dei miei migliori amici, Jasper, a un pezzo elettronico che mi ha preso tantissimo. Per la prima volta ho iniziato a manipolare la voce, deformandola, invertendola e trattandola come uno strumento vero e proprio, fino a trasformare la canzone in qualcosa di totalmente inaspettato, con un’anima quasi pop. Quell’esperienza mi ha acceso una scintilla. Ho capito che volevo continuare a seguire quella strada, sperimentando senza troppe regole e lasciandomi guidare dall’istinto.
Così è nato questo progetto: una musica da ascoltare di notte, in cuffia, anche se, ironicamente, l’ho scritta e registrata quasi tutta durante il giorno. Un mondo onirico, ipnotico e profondamente personale, un luogo in cui perdersi e staccare da tutto il resto. Per questo mi è sembrato naturale scegliere un’opera di Jasper anche per la copertina di Neon Dream.
Galapaghost traccia per traccia
L’ep si apre con un’ambigua e serpeggiante Hide n’Seek, un nascondino molto elettronico e inquietante, che fa pensare ai Nine Inch Nails, molto differente come approccio dal versante folk del cantautore americano.
Non è un episodio isolato: si procede con Neon Dream, title track interlocutoria e vagamente orientale nei suoni, prima di trovarsi al cospetto di Nocturnal Nina, che strappa una pagina dal libro dei Depeche Mode e si presenta in modo molto austero e verticale.
Figure 8 si presenta in modo più pop e sfarfallante, con una certa vivacità e colori più accesi. Si prosegue con le acidità di Mumbo Jumbo, prima che la breve Happy Tears si incarichi di chiudere il disco.
Svolta importante e marcata per Galapaghost, che seguiamo da tempo: con questo ep, rapido ma incisivo, mostra come le sue composizioni siano valide a prescindere dalla modalità e dal genere di sonorità scelte, ovviamente con gli opportuni adattamenti. Siamo curiosi di vedere dove porterà questa strada nuova.
Chi è Galapaghost
Galapaghost è il progetto di Casey Chandler, nato e cresciuto a Woodstock (USA) e stabilitosi adesso nelle valli sopra Torino. Dopo aver accompagnato come musicista turnista John Grant e aver suonato negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, oltre che in varie importanti trasmissioni televisive, tra cui Later…with Jools Holland, Chandler inizia la sua carriera solista con l’album Runnin’, supportandolo con un tour Italiano in cui viene accompagnato da Federico Puttilli (Nadàr Solo, Levante, Kiol) e Ru Catania (Africa Unite, Tre Allegri Ragazzi Morti, Wah Companion).
Galapaghost produce successivamente altri sette album, molti ep, e collabora inoltre a varie riprese con il cinema e la televisione, scrivendo musica per Il Ragazzo Invisibile di Gabriele Salvatores, Una Relazione di Stefano Sardo, per la promozione della serie Netflix Tredici e per una pellicola promozionale prodotta dal brand sportivo Quiksilver con il leggendario snowboarder Travis Rice.








