Gambo: intervista, recensione e streaming

Gambo è un cantautore varesino. Ha sempre coltivato la passione per la musica, componendo fin da giovane brani strumentali che per molti anni resteranno nel cassetto a causa della sua timidezza. Alcune scelte di vita affettiva e professionali lo porteranno lontano dai tasti del suo pianoforte per alcuni anni.

Gambo ottiene infatti un discreto successo professionale in ambiti lontani dalla musica. Tuttavia, proprio queste esperienze gli daranno la spinta e il coraggio di raccontare in modo molto intimo e personale come ha vissuto e compreso i continui cambiamenti del suo animo.  

Le sue canzoni nascono di getto: “Scrivo i miei testi e la melodia nel momento in cui provo quell’emozione. È una scrittura molto veloce, fatta di minuti, e tendo a non cambiare ciò che esce in quel breve lasso di tempo: ho paura di contaminarne la spontaneità, anche se magari rischia di essere grezza e poco raffinata”. Lo abbiamo intervistato.

Chi è Gambo?

Il nome nasce da una canzone che ho deciso di non pubblicare perché molto molto personale. Gambo è la parte genuina di me, è un po' la voce dell'intimità a cui è difficile dare spazio nel mondo dell'adulto per paura di esporsi. Attraverso queste canzoni ho invece voluto raccontare che l'identità di una persona è la cosa più interessante da dire e da conoscere. 

Puoi descrivere la nascita e la crescita di questo progetto che mescola musica e pittura?

Appassionato di cinema e affascinato dal connubio tra musica, testo e immagini, decide nel 2018 di realizzare il suo primo progetto audio-visivo con la collaborazione di Nena (Elena Conte), pittrice anch’essa varesina. Gambo propone a Nena di unire canzoni intime ad atmosfere visive in grado di ricalcare e potenziare l'emozionalità nell'ascoltatore. Canzoni e dipinti raccontano l’intimità dell’animo umano in diverse forme e fasi della vita, dall’adolescenza al rapporto con le proprie scelte, dal bisogno di esplorare al bisogno di amare. 

Mi sembra che la tua musica abbia radici profonde nel cantautorato tradizionale (pur avendo suoni del tutto contemporanei). Quali i tuoi principali punti di riferimento in quell’ambito? E chi ti piace fra i tuoi contemporanei invece?

Si assolutamente, sono cresciuti con i dischi di mio padre (De Andrè, Dalla, De Gregori, Conte, Zero,...) e ho avuto un ascolto molto particolare per De Gregori, le sue canzoni (soprattutto quelle più sconosciute ai più) mi hanno accompagnato in diverse fasi dell'adolescenza. La mia canzone preferita in assoluto è e resterà sempre Rimmel

Oggi ascolto molto la musica indie emergente italiana (Giorgio Poi, Zen Circus, Di Martino, Frah Quintale, ecc...) ma devo dire che ho consumato le orecchie con il primo album dell'Officina della Camomilla, una mia canzone ha preso molto spunto da quell'album. 

Racconti che le tue canzoni nascono di getto. Hai mai provato a cambiare metodologia oppure ti fidi soltanto di questo sistema?

Diciamo che mi fido molto della scrittura "durante" l'emozione, non in differita. Mi piace la "stream of consciousness" che emerge mentre il cuore è ancora caldo. E' pur vero che potrebbero essere molto piu curate e raffinate, soprattutto nella struttura e nelle dinamiche degli arrangiamenti... magari nel prossimo porrò piu attenzione ai dettagli 🙂

Mi incuriosisce “Il Circo delle Multinazionali”, che si stacca un po’ dal resto del disco. Come nasce?

Nasce da una chiacchierata con un amico, che in un momento di coscienza mi raccontava il suo malessere nel dover gestire il contrasto tra la sua persona e il ruolo che doveva mantenere e conservare nel suo ambiente lavorativo. Ho provato a tradurre il suo stato d'animo e le sue parole con questa canzone. Ho voluto dargli un risvolto anche ironico nel titolo e negli arrangiamenti per alleggerire un tema che in effetti non è leggero per niente.

Gambo traccia per traccia

Partiamo da Sognatori mai partiti, canzone ariosa e piuttosto narrativa, con un atteggiamento, opportunamente, un po' sognante e poetico.

Mood dolce e pianoforte accompagnano Fiori sul balcone, cantata quasi sottovoce e con toni particolarmente avvolgenti.

Più animata Coniglio bianco, che parla di De Gregori ma fa pensare un po' più a De André, con un po' di atteggiamento favolistico e sonorità da songwriting internazionale.

Vento e lavori metallici in apertura di Hello, che invece poi parte con accordi di chitarra sostanzialmente western, con testo in inglese.

Una sorta di stornello acustico è Il Circo delle Multinazionali, dotata di una certa carica ironica.

Proiezioni recupera la calma, pianoforte e sospiri compresi, racconto molto triste che però nasconde anche qualche tentativo di rinascita.

Incontri importanti quelli di Faust e Mefistofele, storia antica e nobile qui raccontata con una certa leggerezza musicale (un po' caposseliana).

Teniamoli quassù reinveste in dolcezza racconti di altalene, con memorie d'infanzie che prendono il sopravvento.

Disegni e fisarmonica alla base di Wanderlust, colorata anche dal pianoforte e da qualche sentimento vintage. Si chiude con l'allegria di Da Marta in bici, frizzante e movimentata.

Le dieci canzoni di Gambo delineano un percorso articolato e vario, di buona qualità e omogenee per suoni e contenuti. Il disco è intelligente, ben modulato e mette in evidenza abilità notevoli.

Genere: cantautore

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