Gennaro Ferraro: lavorare con maggior serenità #intervista

E’ online It’s right, il primo disco da solista Gennaro Ferraro, trombettista jazz originario di Pompei ma ormai salernitano d’adozione.

“Dopo anni di studi e registrazioni in giro per l’Italia con vari artisti, ho sentito dentro di me di essere finalmente pronto a lasciare una piccola traccia del mio essere, inteso come musicista” ha affermato il jazzista campano.

Il suo primo album ha forti influenze e contaminazioni blues, swing e bossanova. Un sound fresco ma al tempo stesso dalle radici ben salde nelle produzioni senza tempo di mostri sacri del jazz come Chet Baker e Miles Davis. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Ci vuoi fornire una breve presentazione del tuo progetto musicale?

It’s Right è il mio primo disco da leader, è formato da sei tracce per una durata complessiva di circa quaranta minuti. Con esso ho cercato di rappresentare e ricordare alcune fasi importanti della mia vita. Ho voluto inserire Milestones perchè è stato il primo brano jazz ascoltato, fino a incidere mie composizioni inedite.

Come sei arrivato al primo disco da solista?

Questo progetto è nato durante il primo lockdown di marzo 2020, forse perché avendo più tempo a disposizione da dedicare a me,  sono riuscito a raggruppare più idee e lavorare con maggior serenità. Incidere un qualcosa di mio è un sogno che rincorrevo da diversi anni, ma in una vita frenetica e fortunatamente impegnata, ho sempre contribuito ai lavori prima degli altri artisti mettendo un po’ da parte il mio obiettivo. Finalmente, nella sfortuna di questi eventi storici, ho avuto modo di concentrarmi e perfezionare la mia scrittura nonchè reinterpretare composizioni a cui sono molto affezionato, con un’esperienza sicuramente diversa. Così, ho ritenuto fosse “il momento giusto” per insistere e concretizzare questo mio desiderio.

Raccontaci della tua “squadra”: come hai incontrato e scelto i musicisti?

La mia squadra è formata da colleghi, ormai amici, e anche dalla mia compagna Daniela De Mattia alla voce, nella traccia 3.  Ho conosciuto anni fa quello che poi è stato il mio trio di base in questo disco, in un festival e da allora abbiamo spesso collaborato insieme. Questo mi ha permesso di raggiungere una buona empatia e avere un buon interplay con loro. Sono Mario Nappi al pianforte, Corrado Cirillo al contrabbasso e Luca Mignano alla batteria.

Sei apertamente affascinato dai mostri sacri come Chet Baker e Miles Davis. Ma chi sono i “maestri” del jazz contemporaneo, secondo te?

Oggisono tantissimi i musicisti straordinari del jazz, ci sarebbe da imparare veramente molto focalizzandosi su diversi aspetti. Per me il musicista contemporaneo per eccellenza, al momento, è Tom Harrell, trombettista pazzesco! Mi piace lasciarmi influenzare dalle sue note, dalle su idee.

Ora che i concerti sono fermi, che cosa stai preparando per il futuro?

Continuo a sperare che si sblocchi tutto per poter riuscire a presentare il mio progetto dal vivo e godere della presenza di un pubblico reale e caloroso. Questa è l’ennesima esperienza di vita che ci insegna ad apprezzare quello che di solito è la normalità e a progettare con più attenzione.

Fortunatamente, oltre allo studio personale, sono anche un insegnante e quindi mi dedico ai miei allievi tra lezioni in presenza e online, anche con persone internazionali, quindi le soddisfazioni ci sono anche da quest’altro punto di vista.  Incrociamo le dita per i concerti così da poter investire su uno nuovo, le idee sono in fermento e mi auguro di riuscire nell’impresa e di interessare sempre più gli ascoltatori.

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