Posto che nel pre e nel post Sanremo Ghemon ha rivelato, soprattutto via Twitter, una vena ironica che è almeno allo stesso livello di quella musicale (ma alla fine la Venier gli ha aperto al citofono?), è appena uscito E vissero feriti e contenti, il nuovo album del rapper (rapper?) campano, ormai sempre meno legato a limiti e generi. Quindici brani, intro e outro comprese, con al centro Momento perfetto, il pezzo sanremese.

L’ultimo progetto discografico di Ghemon, Scritto nelle stelle, pubblicato il 24 aprile 2020, ha debuttato alla #2 della classifica FIMI degli album più venduti e alla #1 di quella dei vinili. Il 6 novembre 2020 è stato estratto dall’album il singolo Inguaribile e romantico, rivisitato in forma di duetto insieme a Malika Ayane.

Ghemon traccia per traccia

Un’intro recitata da Chiara Francese accoglie nella title track del disco, Vissero feriti e contenti, che offre subito i toni di una favola piuttosto realistica. Poi è già pronta la voce di Ghemon su Piccoli Brividi, che scivola fluida dipingendo su un notturno che gode di qualche scintillio e del lavoro degli archi.

Tanto per non cambiare si addentra in territori melodici e di un soul aperto, con accenni mediterranei ma anche incisi hip hop che sono complementari più che incidenti. Salta all’occhio l’eleganza e l’armonia complessiva del brano, gestita in modo rimarchevole.

Un po’ più contundente Nel mio elemento, che si alimenta di percussioni profonde, che accende ritmiche che fanno riferimento alla disco, ma soprattutto con la voce di Ghemon che tiene insieme tutti gli elementi senza sforzo.

Anche La Tigre si rivela piuttosto appuntita, che parla di imprese quasi sovrumane per far riferimento a relazioni e tradimenti, gelosie e display.

Pizzichi di reggae ammorbidiscono Difficile, che vive di sentimenti moderatamente malinconici, con una sensazione palpabile e ballabile che permea i ritmi.

Non posso salvarti ritorna su idee soul/r&b, ma con aperture improvvise che suonano vintage e fresche allo stesso tempo. Ecco poi Lucido (interlude) breve intermezzo corale con pianoforte.

Ed eccoci al Momento perfetto, brano sanremese (ma non troppo sanremese nella struttura e nei modi, orchestra a parte), che non ha fruttato una classifica particolarmente illustra ma che conferma tutte le doti di cui abbiamo trattato largamente sopra, ma anche con qualche pizzico di fantasia e di agilità vocale in più. Uno di quei brani che, riascoltati, guadagnano sempre qualcosa.

Handclap ed episodi (rumorosi) quotidiani su Infinito, che ha riferimenti a Star Wars e agli Smiths (ok Ghemon, però ora lascia stare il mio pantheon). Il pezzo è scarno dal punto di vista sonoro ma molto carico per quanto riguarda contrasti e ritmiche.

Giochi di carte e di funk all’interno di Puoi fidarti di me, che si aggira con circospezione, facendo risaltare un’altra breve strofa rap in un pezzo comunque già molto black di base.

Un vocale al femminile, quello di Illusione ottica (interlude) rivela che puoi stare giù giù nelle notifiche anche se sei Ghemon. Altri giochi d’azzardo quelli di Trompe l’Oeil, primo pezzo soprattutto hip hop, anche se permeato di malinconia e melodia. L’atmosfera française e i riferimenti pittorici non fanno calare il sentimento di delusione profonda espressa dal cantato.

C’è rabbia in Sparire, che si aggira su riferimenti mitologici e astrologici, alterna chiaroscuri, mette a contrasto ansia e collera con suoni molto più dolci e riflessioni profonde. Ed è tempo per i Titoli di coda (outro).

Ghemon opta sempre di più per il classico (al contrario di quello che fa quasi sempre con l’abbigliamento quando si presenta sul palco dell’Ariston): le sue canzoni e i suoi album sono sempre di più alieni dalle mode del momento; la sua vocalità, ormai quasi sempre utilizzata per cantare e raramente per rappare.

I suoi istinti si rivolgono a ciò che resiste ai decenni: da Pino Daniele a Cole Porter, le influenze sono plasmate in un pop elegante e di alto livello. Forse potrebbe osare un po’ più di così, giocare di più con i suoni, ma nei suoi abiti (figurati) ci sta molto bene e sembra anche divertirsi molto. E comunque, gran bel gatto.

Genere musicale: r&b, soul, hip hop

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