Gintsugi, “The Elephant in the Room”: la recensione

Si intitola The Elephant in the Room il secondo album firmato dalla cantante e polistrumentista Gintsugi. Un disco che mescola istinti sperimentali e melodie profonde

Nato dalla desolazione e da una grande solitudine, si appoggia all’ossatura delle cose. È un confronto diretto con una realtà. Una disillusione, ma anche una trasformazione

Cantante, pianista, chitarrista, Gintsugi compone e produce il suo lavoro. Ha collaborato con Victor Van Vugt (Nick Cave, Beth Orton) che ha prodotto il suo primo ep omonimo, Yoad Nevo (SIA, AIR) che ha mixato il singolo Outside. Franco-italiana, è stata tra I finalisti di Rock Targato Italia nel 2021, e nel 2022 è supportata in Francia da Le Ciel, SMAC Abattoirs, La cuvée grenobloise, e apre il concerto di Mansfield TYA a La Belle Electrique a Grenoble. È stata in tournée in Italia, Francia, Svizzera e Germania.

Gintsugi traccia per traccia

Un pianoforte con qualche tratto di isteria introduce il disco: Gintsugi incomincia a cantare in francese alcuni dei suoi dolori su Mon Coeur, con la voce che si deforma, si approfondisce e si allarga, mentre si aprono porte e accordi d’archi, in una sorta di dimora antica che ospita le moltissime variazioni della voce.

Si passa con disinvoltura all’inglese su Hex, che si fa molto più incidente e aggressiva. Ci sono tratti pop in una canzone di contrasti forti, che presenta il lato più colorato dell’artista, alla ricerca di stregonerie sonore.

Arriva presto l’intermezzo di Karma Water, strumentale di poco più di un minuto. E poi l’acqua arriva: ecco la corale Water Came, ritmata e cantata sostanzialmente a canone, come per entrare in un chiostro femminile, in un loop che sa di medievale e di infinito.

Pianoforte e voci assortite in To Grace, che parte piano ma poi accelera il battito, come se rappresentasse il cuore, o uno dei cuori, del disco. La cavalcata ritmica del brano procede in progressione, ma senza mai trascendere i confini della delicatezza.

Delicatezza che si riverbera fino a Complete, breve excursus solo piano e voce. A seguire ecco l’omaggio a Jeff Buckley, con una versione molto appassionata di Lilac Wine: partenza a cappella e poi salita graduale degli strumenti, a creare un’atmosfera magica e molto intensa.

Duettando con Are You Real?, ecco poi la drammatica Outside, che fa pensare al cantautorato femminile anni Novanta (da PJ Harvey a Tori Amos): un percorso che va fuori dalla mente e che si fa vertiginoso nel finale.

A chiudere, ecco The Elephant in the Room, title track strumentale che esplora i confini dell’elefante nella stanza, anche per mezzo del violino di Eymeric Anselem.

Un disco ricco, vivissimo, intelligente e completo, quello di Gintsugi. La creatività dell’artista è quasi strabordante e si tocca con mano, lasciando trasparire i dettagli di un talento molto concreto. La capacità di essere contemporaneamente pop e ricercata è una qualità che rende interessante ogni brano e anche tutto il percorso futuro della musicista.

Genere musicale: avant-pop, alternativa

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