PINHDAR è il nuovo progetto di Cecilia Miradoli e Max Tarenzi, già fondatori della rock band Nomoredolls e del festival internazionale A Night Like This, un viaggio musicale tra indierock, new wave ed elettronica. Il disco omonimo è stato accolto molto bene da stampa e radio in UK, in particolare da alcuni DJ della scuola di John Peel (BBC 1). Li abbiamo intervistati.

Come nasce il progetto PINHDAR? E cosa significa il nome, già che ci siamo?

Ciao! Nasce da noi due, Cecilia e Max, musicisti e amici da anni, prima membri fondatori della rock band Nomoredolls con cui abbiamo registrato tre album e calcato nella prima metà degli anni 2000 i palchi un po’ di tutto il mondo e poi ideatori e organizzatori di A Night Like This Festival.

PINHDAR ha due significati: il primo e più evidente, deriva dal nome dell’antico poeta lirico greco Pindaro simbolo di fantasia e viaggi in universi creativi paralleli. Il secondo e’ veramente “nascosto” è infatti il nome del protagonista di un romanzo The Aviary gates  la storia di un capitano di una nave inglese del ‘500 che trascorse tutta la sua vita nella ricerca della sua promessa sposa, rapita dai pirati turchi e condotta  nell’harem del sultano.

Vorrei sapere su quali premesse avete lavorato, ideando e realizzando il disco.

Il disco è stato concepito e realizzato in un periodo “spalmato “nel corso di alcune edizioni di A Night Like This  in quanto il festival assorbiva letteralmente tutto il nostro tempo e le energie.

Ciononostante la necessità di produrre musica non ha mai cessato di esistere, anzi ascoltare tante novità al festival l’ha fatta crescere. Lo abbiamo prodotto e registrato da soli quasi in segreto, soltanto il mix è stato affidato a Chris Brown.

Abbiamo voluto segnare un forte stacco dal nostro passato con la band  precedente per definire la nostra evoluzione e contemporaneamente fotografare il risultato di quanto abbiamo assorbito musicalmente dal festival.

PINHDAR è uscito da qualche tempo. Siete già al lavoro per dargli un erede? Potete anticipare qualcosa?

Stiamo registrando un nuovo disco che esplorerà a fondo il nostro lato più scuro e in cui proviamo a dare  la nostra visione di trip hop contemporaneo che incontra il rock.

Il vostro disco ha ricevuto recensioni lusinghiere in Italia ma soprattutto all’estero: pensate che ci sia poco spazio per musica come la vostra dalle nostre parti?

La nostra musica è densa di dettagli va ascoltata con attenzione, ovunque ci siano questa premesse andremo a cercare uno spazio per noi. In realtà penso che in Italia ci siano moltissime proposte interessanti è il “mercato” che è un po’ più angusto.

Il disco ha ricevuto bei segnali anche qui ma è vero che ci siamo concentrati più sull’estero fondamentalmente per la voglia di tornare a suonare on the road.

Siete i fondatori del festival A Night Like This: che ne sarà di questa vostra estremamente meritoria iniziativa?

A Night Like This è stata la realizzazione di un sogno al momento riposa come la bella addormentata ma stiamo lavorando su un nuovo format per risvegliarla con ancora più amore di prima. Abbiamo vari progetti in mente oltre ovviamente alla musica dei PINHDAR a cui ora possiamo finalmente dedicarci 

Pinhdar traccia per traccia

Si parte da Toy, una canzone dai suoni mutevoli, dai ritmi moderati ma mossi, che inizia a far insinuare l’ascoltatore nel tessuto dell’album.

Awful Heart contiene sentimenti più netti e cupi, che si scontrano con la vocalità fragile di Cecilia.

Con Breaking si affrontano terreni sonori più scivolosi, con qualche deriva finale e un cambio di ritmo.

Amy rende la situazione più ricca di pathos, con scenari sperimentali sovrastati dalla voce, e una struttura che permette fughe in ogni direzione (con un po’ di Siouxsie sullo sfondo).

Momenti di solitudine quelli evocati da Speak in a Corner, che poi si anima e si addolora parecchio.

Con Overloved si affronta un percorso accidentato, melodicamente magmatico, con un drumming irregolare.

Si chiude con dolcezza, quella di The Cosmic Tune, che prevede l’uso di una chitarra versatile e intensa.

Un disco notevole, con qualità d’avanguardia senza però rinunciare ai modi del pop, quello dei Pinhdar. Strutture sonore costruite con attenzione e una grande varietà di panorami per un album indubbiamente di valore.

Genere: new wave

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