Giorgio Poi, “Smog”: recensione e streaming

Lasciami perdere che ti ritrovo io è un verso di “Non mi piace viaggiare”, ma potrebbe essere anche una dedica ai fan che aspettavano il suo ritorno.

Smog è il secondo album di Giorgio Poi, arrivato a due anni di distanza dall’esordio e frutto di un periodo decisamente impegnato del suo autore. Dalla produzione del primo disco di Francesco De Leo alle collaborazioni con Calcutta e Franco 126, dal singolo scritto per Luca Carboni alle aperture delle date estive USA dei Phoenix. Nel mentre, due brani lanciati nell’etere e inseriti nella versione vinile di Fa niente: Il tuo vestito bianco e Semmai.

Con Smog, il caro Giorgio ritorna a essere protagonista unico delle sue parole e delle sue note, creando un prodotto decisamente pop, it pop, costruito sulla pietra e non sulla sabbia, destinato a essere ricordato anche quando le mode passeggere lasceranno le playlist per far posto alle nuove uscite.

Giorgio Poi traccia per traccia

Satelliti per girare in tondo / Viaggiare per distruggere il mondo, no

Non mi piace viaggiare è un piccolo grande elenco di quanto di brutto potrebbe accadere decidendo di lasciare la propria città, il posto sicuro. Tra navi che diventano balene, con pance decise a divorare i malcapitati turisti, treni che conducono alla pazzia e moto troppo rumorose, le rime si susseguono e sono accompagnate da un morbido sottofondo sintetico e corale.

Pero di te mi ricordo / Una ruga sul volto / Ma c’era soltanto quando finiva la primavera

Nebulosa come un ricordo, Ruga fantasma è colonna sonora di immagini sfocate, piccole manie dimenticate di qualcuno che ci è stato accanto e di cui ora restano solamente fotografie mentali di qualche attimo e caratteristiche che sanno di immaginazione. Il vortice musicale che accompagna i pensieri scorre insieme ai flashback.

E ridere per questo / Vivere per questo / Diventare questo/ Mantenere tutto quello che hai promesso

Solo per gioco è la ballata dell’album, la canzone da cantare con i flash dei cellulari accesi durante i concerti, la speranza che non perde la speranza.

Che non ti puoi fidare nemmeno del cielo / Sembrava una stella, invece è un aereo

Sicuramente uno dei pezzi meglio riusciti, Stella contiene quanto da un brano pop, itpop, ci si aspetterebbe. Musica coinvolgente, sintetizzatori mescolati a chitarre e batterie convincenti, e un testo con almeno una decina di frasi instagrammabili a piacere.

Fuori c’è un buio di lavagna / E una luna di gesso / Che brilla lo stesso

La sovrapposizione tra la voce di Giorgio Poi e la musica è sicuramente una delle caratteristiche di questo album. La sensazione, ascoltando le varie tracce, è che la musica potrebbe continuare per i fatti suoi, mentre le parole sono lasciate libere di adagiarsi negli spazi lasciati liberi. E a volte non solo in quelli. Napoleone è forse il pezzo in cui questa sensazione si percepisce in maniera più nitida. E con lei il vuoto, l’assenza, il richiamo.

Abbiamo il cuore strano, di cera e di Vinavil / Che ti si scioglie in mano

Vinavil ha avuto il compito di essere il singolo che precede l’uscita del disco, il ritorno atteso. E ha il suo perché. Prese di coscienza e dubbi esistenziali si delineano su uno sfondo di spazi siderali.

 Smog è la title track strumentale, è rumore di gabbiani all’orizzonte, è un pensiero materializzato che va in fumo.

Però mollare tutto e ricominciare / Quanto volte lo puoi fare? / E quanto fegato ci vuole?

Una Maionese impazzita da il titolo alla penultima traccia, una festa venuta male che sa tanto di un’intera esistenza messa in discussione, accompagnata da un perpetuarsi di “per adesso è così”. Ma il sapore non è quello della rassegnazione, nonostante tutto.

C’è solo un po’ di nostalgia nella busta blu della Tesco / dalla stanza accanto / le canzoni sembrano meglio

In chiusura ecco arrivare il singolone, La musica italiana, insieme al caro Calcutta. Insieme riescono a creare una piccola magia con poco, pochissimo. Una chitarra e qualche effetto, ma due voci che sanno catturare l’attenzione meglio di tanti sofisticati strumenti. La nostalgia dell’Italia e delle sue canzoni viste da lontano.

Smog è un album che fa cantare. Non ci sono picchi emozionali, non c’è la pelle d’oca, ma c’è la voglia di ascoltare ancora e ancora. La nuova dimensione del pop italiano è incarnata perfettamente in Giorgio Poi e in quello che ha saputo creare in questo suo secondo primo album, come lui stesso lo ha definito.

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Chiara Orsetti