Ed ecco una nuova anteprima esclusiva di TraKs: Adesso è l’opera prima degli Gnac, quartetto padovano formato da Matteo Concolato (voce, chitarra e testi), Alberto Meggiorin (batteria e glockenspiel), Marco Cristofori (tastiere) e Fabio Gasparini (basso), in uscita ufficiale il prossimo 9 giugno e fino ad allora ascoltabile soltanto qui.

Un disco ben radicato nella provincia padovana, almeno a livello di testi, pur senza essere provinciale. Dal punto di vista sonoro ci sono nostalgie sparse per i decenni precedenti, anche a causa di tastiere molto pervasive.

Gli Gnac canzone per canzone

Quando un disco parte da Woody Allen, qualche motivo di interesse ci deve essere per forza: così Nonostante prende le mosse da un dialogo di Io e Annie, film del 1977, e qualcosa degli anni Settanta rimane nell’aria nelle sonorità di un pezzo veloce e scanzonato nonostante il titolo “negativo”.

K2 è il singolo, che peraltro ha già fatto parlare di sé: tanto per cominciare K2 non è l’omonima montagna dell’Himalaya, bensì l’acronimo della frase “Che due…” e ognuno finisca la frase da sé. Anche in questo caso si corre, e ce la si prende con una serie di abitudini e luoghi comuni, nonché con i colleghi indipendenti Brunori, De Martino e Colapesce.

Prova e trova vie diverse, pur senza lesinare sulla rapidità di fondo, Basso consumo, che si articola su un dialogo continuo tra pianoforte e batteria. Si passa a ritmi ska, ma con tastiere scatenate, quando si affronta Aria, altro pezzo in cui le sonorità vintage non rallentano ma anzi velocizzano il pezzo.

Si affrontano discorsi religiosi in Critica all’autoconsumanesimo, che dopo un andamento rettilineo sfocia in un assolo di tastiera che si richiama in modo piuttosto aperto alle sonorità del progressive italiano e internazionale. Il peggio è passato mostra un lato differente degli Gnac, almeno sulle prime: il pezzo parte infatti molto tranquillo, ma la sezione ritmica poi decide di cambiare ritmo e atmosfera, mettendo in evidenza soprattutto il basso.

Basso che, evidentemente, ci ha preso gusto e si erge a protagonista anche nell’introduzione di Istintodistinto, piuttosto giocosa ma senza cadere in alcun eccesso, con un suono plastico e fluido. Si torna a correre con E’ adesso, breve e robusta, con voce filtrata e di nuovo le tastiere a tracciare il disegno. Situazioni di coppia andate a male e buoni ritmi caratterizzano Pazienza è la vita, che si lascia andare anche a qualche accenno di assolo.

Lo stile è una conquista, ma sembra che agli Gnac sia bastato pochissimo per trovare non soltanto la propria strada ma anche quelle due o tre caratteristiche che rendono una band riconoscibile di primo acchito: a questo si unisce anche la capacità di far parlare di sé fin dalle prime battute, che non guasta. Ovviamente gli Gnac non piaceranno a tutti, ma questo non sembra turbarli più di tanto. Ma saranno in grado di far discutere, ed è un risultato decisamente rimarchevole.