Gres, “La giusta distanza”: recensione e streaming

La giusta distanza è il nuovo album dei Gres, e via di battute sul fatto che la giusta distanza al momento sia 1,82. Esaurita la dose di ironia pandemica, va detto che La Giusta Distanza è l’album d’esordio dei Gres, quartetto della provincia di Modena dedito a un rock alternativo con influenze che oscillano dal grunge al post-rock, sputato in faccia rigorosamente in italiano.

Anticipato dal singolo 10 Grammi il disco esce per We Work Records, piccola label indipendente emiliana che in poco più di un anno si è ritagliata un importante spazio nel panorama underground tricolore.

“I brani di La Giusta Distanza sono diversi punti di equilibrio tra le quattro personalità e influenze dei componenti. Senza perdere una base comune di riferimenti agli anni ’90, le sonorità spaziano da carezzevoli arpeggi pop allo schiaffo di ampli valvolari e distorsori sparati in faccia all’unisono. I testi sono mantra relazionali. Scaletta dopo scaletta, distanze che si sono rivelate disastrose vengono raccontate all’infinito, finché il disastro diventa solo una misura che andava ridimensionata.”

Gres traccia per traccia

Il disco si apre proprio con 10 Grammi, rumorosa e punk negli intenti, imperfetta nel cantato, forte negli istinti.

Più cadenzato il passo di Rebecca, che convoglia le proprie depressioni in schitarrate rumorose e voluminose. Molto tempestosa, si allunga poi Sacrosanto, altro brano di contrasti e di accelerazioni fulminanti, capace di convivere con una potenza sonora molto sostanziosa.

Drumming scatenato su Spezzata con grazia, che pure ospita momenti di calma apparente, salvo poi far ripartire la tempesta.

Una parentesi è appunto, un momento di calma relativa all’interno di un disco che non si riposa quasi mai. Non che la band smetta di fare rumore, ma c’è spazio per qualche momento un po’ meno temporalesco.

Guerre perse e animali fantastici, oltre a una muscolarità sonora notevole, sono gli elementi base di Grifone.

Momenti neri quelli configurati da Per non dormire da solo, altro abbassamento di ritmi e di toni senza sfociare nella ballad, ma nella malinconia sì.

Non che la chiurusa sia in allegria: Camposanto fa calare il sipario sul disco, non senza esercizi sonori di grande intensità.

Un disco molto potente e vibrante, quello con cui i Gres fanno il proprio ingresso sulla scena alternative. Il background sonoro è già importante, qualche dettaglio forse va sistemato ma c’è spazio per costruire e crescere, da qui in avanti.

Genere: punk, rock

Se ti piacciono i Gres assaggia: Leda

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