A piedi scalzi è il nuovo brano del cantautore Guglielmo Fineschi. Una canzone autobiografica, parla dell’overthinking e dell’instabilità mentale che ti crea. Pensi fino a impiccarti coi tuoi stessi pensieri, dei macigni sempre più pesanti e difficili da portare con sé, che ti portano via il sonno e prendono forma sotto uno strato di nebbia che ti separa dal mondo che ti circonda.

Ciao Guglielmo! È da poco uscito il tuo nuovo singolo “A piedi scalzi”, un evidente ritorno al rock. A cosa si riferisce il titolo? È una metafora per indicare la libertà/il contatto con il mondo?

Quanto fa male un vetro schiacciato sotto una scarpa? Quanto fa male lo stesso vetro a piedi scalzi? Sentire tutto e sentirlo forte, la metafora fa riferimento alla sensibilità. Mi è capitato di soffrire più per una parola non detta, che per un centinaio di cazzotti presi sul viso.

Immaginiamo sia una domanda difficile ma, se dovessi scegliere, quale sarebbe il tuo disco preferito?

Appetite for destruction probabilmente.

A chi pensi quando si parla di rock in Italia? Si può ancora parlare di rock al giorno d’oggi?

I primi che mi vengono in mente sono I Ministri, i Fast Animals and Slow Kids, i Verdena, ma anche Vasco live.

Il rock è tornato forte in Inghilterra, in America Machine Gun Kelly è arrivato per la prima volta primo in Billboard grazie all’ultimo album rock (precisamente pop-punk), se ne parla un po’ in tutto il mondo. L’Italia come al solito ci arriva dopo, ma sembra che qualcosa si sia smosso finalmente.

Cosa dovremmo aspettarci da Guglielmo Fineschi in futuro?

Ho finito di incidere un brano oggi, devo decidere quando pubblicarlo. Ho in programma una collaborazione con un artista diverso dal mio genere, che stimo molto e che merita i risultati che sta riscuotendo.

Pagina Facebook Guglielmo Fineschi