Gulliver, “Terranova”: recensione e streaming

Di Chiara Orsetti

Il comunicato stampa del nuovo album di chi all’anagrafe si chiama Giovanni Sada ha il sapore della rinascita: “Giò Sada presenta Gulliver”. Un progetto discografico che rivela una nuova anima dell’artista pugliese, che ha portato a casa la vittoria dell’edizione 2015 di X Factor.

Prima delle luci della ribalta, un passato variegato: rock, punk hardcore, cantautorato un po’ indie. La cosa bella di questo ragazzo è che riesce a essere credibile in qualunque versione di se stesso, nonostante lo smarrimento iniziale dell’ascoltatore. Il suo ultimo album si chiama Terranova, è delicato ed emozionante e non ha niente in comune con quanto accaduto finora in sua presenza.

"Terranova" è il punto di approdo del mio viaggio, una terra nuova in cui sono letteralmente naufragato per caso. Non ho scritto canzoni, sono loro che si sono lasciate scrivere, sono sbocciate da sole prendendo una direzione che non avrei mai potuto prevedere. Questo disco è me, ma è anche completamente diverso da me. Ha camminato sulle sue gambe fin dal primo giorno, e forse è per questo che ne sono così fiero".

Gulliver traccia per traccia

Cosa resta poi dei tuoi sogni di gloria, se non la cenere di un miserabile giorno da re

Vado con l’aria è il primo brano. Già dalle prime note, dalle prime parole, si intuisce che qualcosa è cambiato. Morbida la chitarra, voce che in un crescendo racconta di delusioni e di fiducia, di affetti che sanno far male e di scelte prese nonostante le avversità. Niente è impossibile, in fondo.

Non credo più a nessuno, nemmeno alle meccaniche celesti di Battiato

Ma che razza di finale, contrariamente alle apparenza, parla d’amore. Di quell’amore che ti difende dal mondo che vorrebbe fossi solo e impaurito, e invece sei lì con la tua metà e ti sembra abbia senso tutto. Ossigeno, musica per ballare senza freni, meta da raggiungere. Grandi cose, cose piccole. L’amore.

Se questi occhi hanno senso di esistere devono cambiare sguardo

Si prosegue poi con Figli, dall’animo più cupo rispetto ai precedenti brani, nonostante l’importanza della voce di Gulliver sia sempre la vera protagonista. Suoni sintetici si fondono creando un’atmosfera da film d’avventura, con protagonista l’umanità intera, tutti noi, che per comprendere dobbiamo guardare, e guardarci, con nuovi occhi.

Ci troveremmo ancora se scegliessimo di rinascere?

100 vite e la sua lunga intro fanno immaginare il mare, lo senti frangere sul bagnasciuga e ti viene ancora più nostalgia perché… be', siamo in quarantena. Poi arriva il pianoforte, la nostalgia lascia il posto alle parole dopo averti cullato un po’. Ci si può riconoscere da una vita all’altra con la persona che si ama? Domande profonde ruotano intorno, mentre galassie fanno da cornice a corse uno verso l’altro. Illusioni reciproche, ma che scaldano l’anima.

L’amore è una reazione di anticorpi all’incapacità di essere macchine perfette, che fanno il loro compito in silenzio

L’essere meccanico evoca sul serio un qualcosa che sembra Battiato, ma sintetico. Riflettiamo veramente su ciò che accade intorno a noi o andiamo avanti per inerzia, per abitudine, per dispetto? Mi sento parte di questa catena o voglio costruire quel che sono a prescindere da ciò che ci si aspetterebbe da una macchina perfetta?

Potremmo essere foglie, lasciarci trasportare, precipitare senza farci male

Un tramonto Amaranto che fa da sfondo a superamenti di se stessi in un abbraccio, a sogni di cartapesta che al mattino non si sa che fine faranno. Anche in questo brano c’è un crescendo di emozione che inaspettatamente coinvolge i sensi.

Per capire gli ultimi serve una ferita, serve un’occasione di sentirsi soli

Abbiamo spesso le idee confuse su ciò che l’amore dovrebbe essere. E forse Gulliver, nella sua costante ricerca, ci è riuscito e lo racconta nella penultima traccia, Se non sono necessario.

Cercami soltanto se non sono necessario viene ripetuto alla fine dei due ritornelli, e chiude in sé l’essenza del rapporto sano, sia che si parli di rapporti di coppia, di amicizia, di famiglia. Prima io sono intero, poi arriva qualcuno che cammina a fianco a te, che non ha bisogno di te.  Anche qui risuona la grancassa e fa vibrare internamente, probabilmente ognuno di noi in modo diverso.

Oggi è tutto così vano, non sento più nemmeno l’avanzare dell’età se manchi tu tra le cose che non trovo

La title track, Terranova, chiude il disco. Un brano che si ascolta con i cinque sensi attivi e pulsanti. Immagini i luoghi, ne percepisci gli odori, ne tocchi le consistenze. La natura, il mondo intero è protagonista totale e indiscussa, dove noi siamo solo piccole comparse sedute sull’ultima spiaggia dell’umanità.

Ok, devo confessare di aver subito il fascino di Giovanni ai tempi di X Factor al punto di investire qualche euro per il televoto. Ero giovane, era bravo. Ora io lo sono meno, lui no. Un disco che potrebbe essere sottovalutato, ingiustamente, perché arrivato dopo un cambio di identità, dopo essersi dato un nome diverso da quello che lo ha presentato al mondo. E invece Terranova sa di rinascita, di consapevolezza, di nuovi percorsi. E lascia un gusto buono quando se ne va.

Genere: cantautore

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