Duo italiano collocato a Berlino, I-Taki Maki hanno realizzato un nuovo disco, Misfit Children, dedicato alle sofferenze dei bambini nel mondo. Abbiamo rivolto loro qualche domanda, sotto il video della title track dell’album.

Siete italiani ma vivete a Berlino. E niente, la domanda viene da sola: come funziona per i musicisti italiani (posto che voi avete suoni molto internazionali) in terra di Germania?

Non sappiamo darti una risposta che valga per i musicisti italiani in generale, ognuno fa certamente esperienze diverse. Inoltre la Germania è una terra variegata di cui abbiamo assaggiato soltanto alcuni aspetti. In generale però possiamo sicuramente affermare che il pubblico è molto interessato, quasi affamato, e apprezza molto quello che facciamo.

Senza generalizzare, quindi, finora nei nostri confronti ci sono stati un’accoglienza e un calore davvero tonificanti. La cosa buffa è che tutti ci dicono di non riuscire a sentire nulla di italiano nella nostra musica, un po’ perchè magari la nostra italianità è difficile da scovare nelle sonorità, un po’ perchè all’estero hanno una concezione molto “tradizionale” di cosa “suoni italiano” 🙂

Questo è il vostro quinto disco. C’è stata qualche differenza nell’approccio rispetto ai precedenti?

Sì, c’è stata qualche differenza, come del resto è successo per ogni disco. Mantenendo alla base di ogni nostro lavoro la costante dell’approccio DIY, siamo riusciti, non con poca fatica, a renderci del tutto indipendenti in ogni fase produttiva, dalla composizione, all’arrangiamento, dalla produzione artistica a quella esecutiva, dalla registrazione, al missaggio, fino al mastering.

Questo ci consente di mettere “la firma” sul nostro progetto in tutti i suoi aspetti, ma naturalmente ha anche dei side effects, come potete immaginare. A prescindere da questo, l’aspetto che più influisce sul mutamento dell’approccio è il fare esperienza di nuovi luoghi, fisici e metaforici. Eravamo concettualmente migranti già prima di migrare e lo siamo ogni giorno, ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo. Il tutto si sedimenta, ci cambia e poi confluisce nel nostro lavoro.

Misfit Children è un disco dedicato a tutta l’infanzia vittima di soprusi nel mondo. Come è nata l’idea e l’ispirazione?

Ogni nostro album è stato dedicato a una tematica. Il precedente, A Place to Leave, è scaturito con prepotenza dall’esperienza della migrazione e narra le storie di chi, per scelta o per necessità, lascia la propria terra per andare altrove – al disco si accompagna una raccolta di racconti, ispirati dalle liriche dei pezzi, dal nome Closer.

Con Misfit Children ci siamo ritrovati a guardare dentro noi stessi ancora una volta e a dover ammettere che quello che siamo, noi e tutti, è il risultato della connivenza di alcuni fattori, soprattutto socio-ambientali, primo fra tutti il rapporto con i genitori, con le figure educative nella società, col gruppo dei pari… insomma, nel nostro sacco di farina nostra in senso stretto ce n’è poca.

Il disco quindi parla di questo, di quanto le esperienze che facciamo, soprattutto da bambini, restino indelebili e facciano di noi quello che siamo da adulti ed è dedicato a tutti i bambini che hanno la sfortuna di vivere esperienze dure pur non meritandole e che li renderà quello che saranno da grandi.

Seguite la musica italiana anche da lì? C’è qualche band o artista che vi piace particolarmente?

Seguiamo poco la musica italiana. Però ci sono delle band che ci sono sempre piaciute e seguiamo volentieri. I Verdena, per esempio, ma anche i Massimo Volume, per citarne un paio, e non solo per via di quello che fanno da un punto di vista artistico, ma soprattutto per le scelte etiche, per il fatto di non essere scesi a compromessi col mercato.

Il fermento nell’ “Indiependente” iniziato negli anni ’90 purtroppo sembra essersela data a gambe e oggi cosa sia davvero indipendente non è più chiaro… Alcune band che ci piacevano ora non ci va più di ascoltarle, peccato!

I-Taki Maki traccia per traccia

Si parte con ali che però sembrano muoversi un po’ a fatica: non è estremamente allegra né “leggera” l’atmosfera di The Wings, figlia della new wave e della malinconia.

Più elettrica e battente Superheroes, che si immerge in acque di rock alternativo ma con gli archi pronti a fornire una via d’uscita.

Misfit Children, la title track, si fa intensa e profonda, rallentando i movimenti e i passi, per un pezzo che risulta piuttosto doloroso.

La verità ti fa male, lo so: The Truth Hurts è un altro brano pieno di sofferenze che voci e strumenti cercando di esprimere in modo completo. Ma qui c’è un’esplosione sonora che libera le energie represse.

Energie che invece si liberano subito in una molto vibrante Mr. Moneybag, caratterizzata da un drumming molto pulsante.

Si torna a una calma quasi commossa con Everybody Needs to Follow Someone, corale e sentita. Ma si riparte subito con In a Word, battente, ritmata e serrata.

Toni molto più raccolti, quasi spirituali/spiritual, quelli che esprime Fairytale, passaggio successivo.

La chiusura del disco è affidata a un altro brano molto composto e anche luttuoso come Bed Bugs.

Sforzo complessivo davvero importante quello de I-Taki Maki, che mettono il proprio notevole talento a servizio di una tematica forse mai abbastanza messa in evidenza. Ne esce un disco molto intenso, significativo, emozionante.

Genere: rock aternative

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