Handshake, “An Ice Cream Man on the Moon”: la recensione

An Ice Cream Man on the Moon è il nuovo album degli Handshake. E in effetti se trovi un gelataio sulla Luna, la prima cosa che fai è stringergli la mano. Gli Handshake nascono nel 2015 da interminabili e sudatissime Jam di studio dove un’anima psichedelica e ascolti di un certo tipo hanno aiutato a forgiare il sound e la verve stilistica di questa giovanissima formazione fiorentina.

Dopo i classici ascolti “colti” ed assolutamente non rinnegabili, come Pink Floyd, The Beatles e Radiohead, gli Handshake ascoltano e si lasciano affascinare da tutto ciò che di più sincero e vero hanno da offrire i nostri tempi, come gli ultimi album di St. Vincent, Arctic Monkeys e Djo, uniti a precedenti certezze come Tame Impala, Pond e Verdena.

Sono queste le vibrazioni che hanno contribuito a far nascere An Ice Cream Man on the Moon in un’atmosfera resa calda da Samuele Cangi (produttore artistico di tutti i brani) e dal Blue Moon Rec Studio di Firenze.

Handshake traccia per traccia

Si decolla subito con Lasagna (non l'ultimo titolo curioso dell'album), che accarezza già certi sentimenti psichedelici, in una composizione molto fluida.

L'album prosegue con bold//brash, già più punteggiata e con un certo groove profondo, ma anche curiosi cori maschili e qualche ruggito di chitarra, in un contesto molto vintage.

Risonanze serie quelle che contiene Human Skills, che continua a giocherellare con le voci (qui e là le dinamiche fanno pensare a Beck), ma la strumentistica continua a essere molto seria e robusta.

Una voce un filo confusa introduce Promises, che invece ha il passo della ballad tranquilla, dagli orizzonti vasti, in cui si può nascondere qualche insidia sonora.

E si viaggia sul velluto (o sul ghiaccio) anche con The Importance of Being a Penguin, un po' Oscar Wilde un po' Batman (o tutti i riferimenti pinguineschi che ci si vogliono inserire) ma anche molto british alternative (XTC, Beta Band, Elbow) come sonorità.

Apertura elettrica per Gage, che poi si fa una passeggiata tranquilla ma punteggiata dal drumming attraverso soffici nuvole sonore. Si esce dal pezzo con il quasi strumentale al contrario egaG.

Molti ringraziamenti tranquilli e fluidi quelli che scivolano sulle acque di Stuck. Appena più ruvide le sensazioni trasmesse da Dear Shelter, che può contare anche su una chitarra "importante". Si esce dal disco sulle ali psichedeliche di DRM.

Gli Handshake sono una band da tenere d'occhio: il disco lo prova con una serie di brani ben concepiti e scritti, suonati in modo ottimo e appaganti anche per quanto riguarda la qualità di scrittura.

Genere: rock alternative

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