Alephant, “Whole.”: recensione e streaming

Whole. è il disco d’esordio dei torinesi Alephant, registrato e mixato da Andrea De Carlo, con il master di Giovanni Versari, in uscita per Libellula. La band alternative-rock, dopo un primo ep pubblica ora un concept album che racconta un viaggio, un cambiamento fisico e spirituale. Alla fine del percorso la metamorfosi di chi lo ha intrapreso è completa ed essa diventa il significato stesso del “tutto”.

Alephant traccia per traccia

Si parte tutto sommato piano, seppure con ritmi abbastanza dinamici. Ma è piuttosto sussurrata Light Sour, con forti indizi di rock-pop americano.

Sensazioni a stelle e strisce che si duplicano all’interno di una piuttosto lenta e malinconica Drive West.

Veloce e più vicina alle sonorità indie rock Boxes, forte di chitarre e di drumming. Wine & Suspenders ha invece un battito irregolare all’interno del quale si inseriscono le velleità melodiche della band.

Voce e chitarra in isolamento per una molto intima Marianne. Nonostante il titolo, invece Miserable è abbastanza su di giri, con un considerevole cambio di ritmo a metà canzone.

Un po’ più sorprendente Javeon, che si caratterizza nella prima parte quasi come un coro religioso, e nella seconda in un’escursione post rock

Vocalità profonda e un certo senso del dramma costruiscono Nevermind. Si viaggia un po’ più leggeri a bordo di Minus Forty, ma la chitarra trasmette inquietudine.

Chiusura molto più tranquilla quella che invece regala Away, pezzo finale articolato su suoni piccoli e gentili.

Un esordio di qualità per gli Alephant, che accolgono le influenze internazionali e le modellano a piacimento, in un disco che riesce a sorprendere.

Genere: rock alternative

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