Walter Celi #cinqueminuticon

Di Chiara Orsetti

Il protagonista del primo 5 minuti con… del 2020 è Walter Celi, cantante, polistrumentista e grande amante della musica. Nel corso della sua carriera ha suonato come batterista per numerose band, fino al suo primo album solista, Lost in the Womb of the Night pubblicato nel 2017. Il tour di 60 date e i concorsi musicali vinti lo hanno portato fino al secondo album, BLEND.

Sei diplomato al conservatorio in percussioni classiche, ma hai una grande passione anche per il pianoforte. Quando componi un nuovo brano qual è lo strumento che scegli per accompagnare il processo creativo?

Nel novanta per cento dei casi il pianoforte e nel dieci per cento la chitarra.

Per il tuo ultimo album Blend hai scelto la lingua inglese, fatta eccezione per i brani “Perso” e "Libera". È difficile utilizzare la nostra lingua su sonorità che non sono proprio tipiche della canzone italiana?

Ho sempre ascoltato tanta musica straniera, ed è per questo che le mie composizioni suonano internazionali e conservano poco dello stile italiano.

Sicuramente l'inglese si sposa meglio con il mio stile, ma a volte quasi senza fatica, sulle note di alcuni brani scrivo in italiano molto naturalmente, senza che mi sia imposto di farlo.

E' il caso di "Perso" e "Libera".

Durante il tuo percorso hai ricevuto importanti riconoscimenti, da Arezzo Wave 2018 al titolo di Best Performer al KeepOn Fest 2019: una bella soddisfazione che vivi come arrivo o come punto di partenza per cercare di spingere sempre di più sull’acceleratore?

Sì, questi premi sono stati importanti per me, li vedo come un punto di partenza.

Ogni nuovo traguardo è come una piccola porta che si apre davanti al mio percorso artistico e mi permette di continuare a camminare lungo questo tortuoso sentiero.

L’atmosfera che si crea ascoltando il tuo disco è intima ma allo stesso tempo fa venir voglia di ballare. Quali sono le influenze e gli artisti che ti hanno ispirato?

Negli ultimi anni ho scoperto le piattaforme digitali e mi si è aperto un mondo. Ascolto davvero di tutto e sono la persona più felice del mondo.

Però c'è una differenza tra gli artisti che ascolto adesso e quelli che sentivo prima quando ero più piccolo, quando ascoltavo la musica dallo stereo di casa, sfogliano i libretti dei cd. Quella musica sicuramente mi ha formato e mi ha influenzato più di quanto possa fare tutto ciò che ascolto ora.

I miei padri sono, Michael Jackson, James Brown, Bob Marley, Sting, Marilyn Manson, Battiato, Battisti. Anche se adesso ascolto tutt'altro penso che nella mia musica sicuramente troverete un pezzettino di questi artisti.

Il tuo tour è iniziato a ottobre e proseguirà fino a marzo portandoti su palchi di tutta Italia. Che cosa deve aspettarsi chi verrà ad ascoltarti?

Energia pura dal primo all'ultimo brano.

Il live che stiamo portando in giro i miei fratelli Donny Balice (tromba) e Dario Starace (batteria) e io è stato concepito per trasmettere energia.

È una performance impegnativa, che ci sfianca ma allo stesso tempo ci diverte moltissimo. Spero di poter condividere tutto ciò con tanta gente lungo il nostro cammino.

La nostra rubrica si conclude sempre con i consigli dell’Artista: di solito è una playlist di brani irrinunciabili, che magari hanno un particolare significato. Cosa ci proponi di ascoltare, dopo aver apprezzato i tuoi pezzi?

Vi consiglio due album che sono rimasti nel mio lettore cd per quasi un anno e non mi hanno mai stancato.

Currents -Tame Impala, Humanz - Gorillaz

Grazie per la piacevole intervista!

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