Vivienne, “Yurei”: recensione e streaming

I Vivienne, giovane formazione mantovana, arriva al debutto con l'ep Yurei, concentrato in sei tracce di sonorità screamo, post-hardcore e post punk cariche di introspezione, energia e poesia. Sin dal titolo dell'EP, i Vivienne propongono il proprio lavoro come qualcosa di ponderato, concettuale, ricercato.

“Gli yurei sono i fantasmi della mitologia giapponese, sono anime dei defunti incapaci di lasciare la dimensione terrena e ricongiungersi agli antenati nell’aldilà. L’anima diventa yurei in caso di morte improvvisa del soggetto o se lo spirito viene trattenuto nel mondo dei vivi da forti emozioni, lo yurei può infestare un oggetto, un luogo o una persona e può essere scacciato solo dopo aver risolto il conflitto emotivo che lo tiene legato alla nostra dimensione.”

Vivienne traccia per traccia

Partenza urlata ma con sonorità quasi sfumate quella regalata da Yurei, la title track che ha qualche tinta malinconica che fa contrasto con un drumming potente.

Molto più materiale e quasi shoegaze l'approccio di Funayurei, rumorosa fin dall'inizio, con la disperazione trasmessa da una voce che però suona lontana, quasi coperta dagli strumenti.

Ubume si avvita intorno a un giro di batteria mantenendosi sotterranea ancorché esplosiva e rumorosa.

La furia si sfoga in maniera aperta e inequivocabile con Ikiryo, probabilmente il pezzo più tirato del disco.

Si torna a modi leggermente più tranquilli, ma anche più inquieti, con Gaki. Chiude l'ep Ofuda, ultimo brano ricco di dolore e gonfio di elettricità.

I Vivienne esordiscono mostrando di saper far convivere le modalità estreme del proprio genere di appartenenza con dinamiche poetiche anche diverse e aperte ad altre influenze.

Genere: hardcore

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