iSolaris, “Multiforme”: la recensione

Osvaldo Loi e Riccardo Barnieri sono i due eclettici musicisti, anima del progetto iSolaris. Cifra stilistica di iSolaris sono la ricerca e la sperimentazione di nuove sonorità.

Contaminando il rock con l’elettronica, il folk con la musica classica, e in generale cercando sempre la fusione tra l’armonia e le sonorità più particolari, gli iSolaris fanno della musica strumentale la passione più grande, passione che sviluppano componendo anche musiche per colonne sonore di cortometraggi e spettacoli vari.

Multiforme è l’album strumentale a cui gli iSolaris hanno lavorato negli ultimi due anni, curandone personalmente ogni fase della produzione in studio, in uscita per l’etichetta genovese Lilith Label. Nove mini suite catartiche rievocano un sound multiforme che a tratti richiama il lavoro di artisti come i The Cinematic Orchestra.

iSolaris traccia per traccia

Dopo una magniloquente Intro, si procede con un’altrettanto epica Ecron, che pure diffonde inquietudini sparse che si annidano dietro un drumming particolarmente imponente.

Suoni intubati quelli di Sottosopra, che poi sviluppa una forza cinetica progressiva aggiungendo via via nuovi elementi al tutto.

Post-Era ammorbidisce i toni, si fa fluida, descrive invece di colpire. Lo stesso atteggiamento, ma un po’ più cupo, i trasmette a Lumiere.

Si torna a colpire con Zeroperformance, che prepara all’impatto con una prima parte più moderata.

Ci si addolcisce e si allargano gli orizzonti con Metro G, che sa di mattinata tranquilla. Anche Ogni superficie parte piano ma fa registrare una crescita interna forte anche se non violenta.

Si chiude con Oltremondo, ultimo tratto di inquietudine con voci registrate e una specie di canto.

Un disco notevole e molto ben realizzato quello degli iSolaris, capace di colpire a livello emozionale ma anche di regalare strutture interessanti.

Genere: post rock

Se ti piacciono iSolaris assaggia anche: Fufanu

Pagina Facebook