artworks-000103195521-6nak6e-t500x500Avete voglia di un un po’ di Southern rock decisamente vecchio stile? A questo giro TraKs vi propone l’ultimo lavoro di JJ Grey & Mofro: Ol’ Glory, pubblicato da Mascot Label Group.

Everything is a Song apre il disco con passione e l’ambientazione classica del blues del Sud, condito dai fiati e da una certa qual dose di intensità.

Molto più intima The Island, che si affida alla tradizione cantautoriale e limita al minimo l’intervento degli strumenti. Più ruvido il suono di Every minute, pur senza ruggire troppo: ci sono i cori e c’è sempre una certa dolcezza di fondo.

A night to remember è un tuffo del blues, quanto vicino alle radici ha poca importanza: però gli ingredienti ci sono tutti, un sontuoso lavoro di basso, un assolo di chitarra, una voce che si fa anche roca, i fiati che accompagnano e il ritmo che tiene assieme il tutto.

La grande tradizione del blues funerario (l’allegria prima di tutto) si materializza in Light a Candle, che però non è toccata da malinconie eccessive, anzi lascia un sapore piuttosto fresco.

I giochi si fanno più acidi in Turn Loose, in cui entrano in gioco le tastiere e ritmi che tendono al funky, con gli anni Settanta che sembrano voler saltare fuori dalle casse.

Ritmi alti e leggero cambio di paradigma per Brave Lil’ Fighter, che potrebbe essere un inedito rimasto fuori per un capello dalla colonna sonora di Rocky II, per quanto combattiva, vintage e ingenua (in senso buono) suona.

Home in the Sky è obbligata ad abbassare i ritmi: così il passo si fa più lento, le atmosfere più ovattate, anche il padrone del jazz club dove il pezzo è suonato non si lamenta per l’eccessivo rumore. Anche se poi l’ottimo JJ alza la voce, in corso d’opera.

A seguire Hold on Tight, in cui la chitarra toglie la sordina e colora le pareti a tinte scintillanti. Tic Tac Toe invece riabbraccia la chitarra acustica e regala un lentone in cui batteria, fiati e voce regalano il meglio di sé.

Si arriva poi alla title track, Ol’ Glory, in cui i ritmi si fanno di nuovo incalzanti, i toni incazzati, la presenza del fantasma di Springsteen e dei suoi antenati musicali, ma virati da filtri funk, aleggia senza vergogna.

Il discorso si chiude su The Hurricane, che a dispetto del titolo è molto pacifica e moderata, tornando alla radice del tutto, cioè la combinazione voce e chitarra.

Il disco è di ottima fattura, piacevole da qualunque parte lo si voglia girare e benché sia completamente autoprodotto sembra avere dalla propria una concreta competenza e conoscenza dei mezzi.

Detto così, però, potrebbe sembrare un prodottino confezionato ad hoc: non è affatto così, anzi ciò che conquista è proprio la ruggente disponibiità a mettere in gioco tutto quanto, senza badare a quanto vecchio o nuovo debba sembrare il sound. Bello che ci siano ancora in giro dischi così.