Ci vuole personalità per pubblicare un disco, e questo può sembrare scontato. Ce ne vuole probabilmente ancora di più per mettere nelle proprie canzoni un’esperienza drammatica, aiutandosi per lo più con voce, chitarra e poco altro.

Ma l’operazione può riuscire perfettamente, se la si porta a termine con la dovuta passione: è questo il caso di Songs for Takeda, disco concepito e realizzato nell’arco di quattro anni da Letlo Vin.

Con un’esperienza live già piuttosto importante alle spalle, Letlo Vin completa un disco dedicato al suicidio dell’amico Takeda, costruendo un concept che si tuffa a piene mani nella tradizione folk-rock americana, più acustico nella prima parte e a elettricità crescente nella seconda, che costituisce una notevolissima scoperta.

Dice l’autore: “Per Songs for Takeda, il mio primo album, non ho attuato nessuna particolare ricerca sonora e tantomeno desiderato essere moderno, originale, trendy. Ho semplicemente suonato quello che sono, che è anche frutto di quello che ho ascoltato”.

Vero è anche che il mastering dell’album è stato affidato a Nick Petersen (Track and Field recording), che ha masterizzato, giusto per capirsi, For Emma, Forever Ago di Bon Iver.

Songs for Takeda parte con Rusty World’s Seeds, che fornisce già di partenza il contesto sonoro dell’album: voce, chitarra e sensazioni lo-fi. Ma non è Nebraska e non è il 1982: Letlo Vin tratteggia ritratti a carboncino ma li arricchisce con cori e un arrangiamento essenziale ma non del tutto privo di effetti.

Roll over my Devils aumenta il livello di passione e per certi versi ricorda proprio lo Springsteen acustico, perché riesce a costruire un brano chiaramente rock pur mantenendo l’elettricità al minimo essenziale.

A seguire Brix, sorretta dai giri di chitarra e dal dramma che, come rivela il cantato, cresce e si fa maturo. Si abbassa il livello di tensione con Your Mama Saw You There, ma soltanto di poco: i toni caldi della voce del cantante emergono in purezza.

How Young Were You? ci porta nel rock’n’roll americano della fine degli anni Ottanta, mentre Friday Night rallenta ancora i ritmi, si immerge in un’atmosfera blues che stavolta prevede anche l’uso della batteria.

It Won’t Last Long introduce a sorpresa toni quasi leggeri, che servono a scaricare la tensione accumulata fin qui. Si torna su toni più accorati per Blue Xmas, accentuati da un accurato lavoro di basso. Il crescendo delle emozioni all’interno del brano è importante e va sottolineato.

Più pacificata l’atmosfera di Takeda, almeno all’inizio, anche se è evidente che il flusso delle emozioni non può che raggiungere il culmine, o almeno “un” culmine. Chiude il discorso So Far Away, che torna sull’acustico, come a chiudere un cerchio.

Secondo la pioniera della psicotanatologia Elisabeth Kübler Ross le fasi dell’elaborazione del lutto sono cinque: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione.

In questo disco ci sono tutte, e ben rappresentate. Ma c’è soprattutto una grande consapevolezza nell’utilizzo degli strumenti scelti e una forte motivazione: ogni cosa è al proprio posto e non si scorgono sbavature nemmeno nei momenti di più forte emotività.

Ci vuole personalità, si diceva all’inizio, e questo disco ne è portatore, in dosi considerevoli, insieme al talento di un cantautore del quale sarebbe giusto sentire parlare parecchio, di qui in avanti.