Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Las Flores Molestas, formazione di Vicenza che ha di recente pubblicato un nuovo singolo dal titolo At the station, un brano triste, la fine di un amore per malattia, eppure una grande festa, un nuovo assaggio in attesa di un nuovo disco in arrivo prossimamente. Ecco cosa ci hanno raccontato a riguardo!

Il vostro nome ha per caso a che fare con I fiori del male?

Non è ispirato a Baudelarie no, tuttavia vi sono delle analogie, anche noi con i nostri testi e col nostro modo di fare arte trattiamo temi considerati peccaminosi quali l’alterazione (consapevole!) della coscienza, l’amore inteso in senso ampio non solo tradizionale (la famiglia mono-nucleare eterosessuale), l’esoterismo della magia nera Voodoo tipico di molti artisti afroamericani blues (alcuni anche jazz come Miles Davis), il richiamo al diavolo e alla sfiga in generale 🙂
Il nostro modo di trattare questi temi è festoso, allegro e non vuole essere provocatorio anche se queste tematiche risultano per molti provocatorie, moleste appunto, a prescindere.

L’ossimoro che abbiamo scelto come nome della nostra band vuole esprimere un concetto semplice: molte persone sono allergiche all’amore, alla danza, alla musica, agli abbracci spontanei, al fare festa, all’arte intesa come gioco funzionale alla coesione sociale anziché come “prodotto privo di imperfezioni da mettere sul mercato per essere sottoposto al giudizio dei critici”, ai colori troppo sgargianti; molti preferiscono mantenere le distanze, essere solo spettatori ed ascoltare il loro concerto di jazz stando seduti in giacca e cravatta bevendo il loro cocktail stando rigorosamente seduti… ai tempi del be-bop a New York quella musica si ballava freneticamente ed era associata all’alcool e altre sostanza (anche all’eroina e alla cocaina purtroppo), a urla di apprezzamento (tanto care a compositori jazz come Jelly Roll Morton e Charles Mingus), all’amore inteso in senso più ampio, il jazz è nato nei bordelli ed era una musica piena di conflitto, lotta per l’emancipazione razziale, anticonformismo.

Provate oggi ad alzarvi dalla sedia e ballare durante un concerto di jazz, la gente vi guarderà stranita perchè é “musica colta” e quindi seria, non c’è da scherzare o da gioire, e, mi raccomando, silenzio assoluto.
Oltre ai testi e alle idee che esprimono le nostre canzoni anche il il nostro comportamento può risultare molesto anche se in maniera non intenzionale, se suoniamo nudi in un Club berlinese le persone iniziano a spogliarsi e ad esultare, se lo facciamo a Padova le persone si sentirebbero aggredite nell’intimo e verremmo denunciati per atti osceni (potrebbe essere una strategia per farci pubblicità ;-).

Il concetto di palco, spettacolo, “arte”, “musica”, in Africa non esiste/esisteva, ce lo stiamo portando noi occidentali; là tutti sono contemporaneamente artisti e spettatori e l’arte (che è una cosa sola: vestiti, danza, parole, musica, teatro, abbracci) ha carattere funzionale, celebrativo, educativo, fa parte della vita di ogni giorno, si canta andando a prendere l’acqua o andando a scuola ecc…

Quando ci capita di suonare scendendo giù dal palco avvicinandoci alle persone alcune decideranno di seguirci facendo una parata (volgarmente trenino) cantando e battendo le mani, altri ci guardano timorosi così semplicemente evitiamo di coinvolgerli mantenendo le distanze.

A Federico è capitato di fare come solista una serenata itinerante in un locale all’aperto a cui spontaneamente si sono aggregate con entusiasmo la maggior parte delle persone presenti, la cosa più volgare che è stata cantata era “besame el cuco”, non abbiamo più suonato in quel locale – nonostante il carattere carnevalesco dell’esibizione fosse stato concordato precedentemente col titolare – fino a quando non è cambiata la gestione 😉
Qualcuno chiese a Federico di spogliarsi e lui si tolse semplicemente la maglietta. Insomma siamo poeti maledetti anche noi! Rock’n’Roll cazzo!!!

In che modo At The Station è un brano allegro, e in che modo non lo è?

Non lo è perchè racconta una piccola grande tragedia, un rapporto d’amore felice distrutto da problemi di salute che Federico ha sofferto per anni, aggravatisi col passare del tempo in particolare nel periodo in cui viveva a Berlino. E’ un brano allegro perchè di fronte alla perdita Federico non si è scoraggiato, ha scelto di usare la musica come mezzo per ritrovare la persona amata.

In generale nella cultura afroamericana tristezza ed allegria si fondono quasi, a New Orleans quando qualcuno muore viene pianto per giorni e giorni, il lutto viene vissuto in maniera straziante, dopodiché si fa una parata festosa per celebrare la vita che va avanti; è famosa l’usanza di ballare sopra la tomba del defunto cosa che sarebbe considerata inaudita e vergognosa nella nostra cultura. E’ come se ci fosse più dinamica, maggiore intensità nelle emozioni provate ed espresse.

Il blues è per definizione una musica malinconica, blu, eppure da quella musica che parla di schiavitù, razzismo o amore non corrisposto sgorga la vita, sgorga quell’energia e quell’orgoglio che occorrono per resistere, per lottare e realizzare i propri sogni.

Se proprio doveste incastrarvi in un genere musicale, quale sarebbe?

Non pensiamo esista un genere in cui ci identifichiamo, suoniamo musica afro-americana (che comprende anche l’America Latina) ma vorremmo sperimentare anche elettronica, rap, world-music, ritmi balcanici!!! Le fondamenta sono senz’altro il blues, il jazz e le mitiche rock band degli anni 60-70. Ad ogni modo…a prescindere dalla forma, la sostanza sonora che emettiamo è rock a volumi molesti! 🙂

Cosa succederà adesso ai Las Flores Molestas?

A ottobre si prospetta un mese ricco di date, in particolare faremo una presentazione dell’album organizzando una grande festa con parate itineranti al Parco Fistomba a Padova e verso fine mese o inizio novembre un’altra presentazione a Berlino all’English o al Ratibor Theater, entrambi molto belli e capienti. Per quest’ultima coinvolgeremo il giornalista Andrea D’Addio (Panorama, Io Donna) che ha seguito parecchio l’attività lavorativa di Federico a Berlino, il giornalista Lorenz Vossen che gli dedicò una prima pagina sul Berliner Morgenpost, l’attrice Cristiana LaFenice Palias che ha interpretato il ruolo della ex ragazza tedesca e altri giornalisti (Neues Deutschland) che si sono interessati alle parate carnevalesche che Federico organizzava a Berlino in particolare al Kit Kat Klub dove è nata la Love Parade oggi diventata Zug der Liebe (treno dell’amore).

E’ prevista anche una presentazione in un grosso locale di Venezia, il Gianos, non sappiamo ancora se a ottobre o novembre. Nel periodo autunno-inverno vogliamo produrre un nuovo album con testi prevalentemente in italiano, abbiamo già 6 brani pronti e molto materiale su cui lavorare. Venite a sentirci, festosi, danzanti e combattivi! Ayayayayayayay!!!

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