Lingue Sciolte, “Neve”: la recensione

“Siamo le Lingue Sciolte e sussurriamo, a volte, le parole più disperate” recita la loro biografia: band di origine abruzzese, le Lingue Sciolte pubblicano Neve, sette tracce mai sopra i tre minuti fra pop e rock.

Lingue sciolte traccia per traccia

Un’apertura a cappella per Beatrice, che lascia presto spazio a uno sviluppo di canzone d’impronta power pop, per un inizio di album d’impatto. Tessitura più fitta per Woody Allen, che verte su temi per lo più intimi.

Al contrario con Era mattina si fa perno su vicende di attualità, con riferimenti piuttosto evidenti ai casi Giuliani, Aldrovandi e simili, e con un senso del dramma che cresce. Indipendente ritorna a parlare di cose piccole, con tessuto sonoro adeguato.

Solo di te opta ancora per un registro estremamente intimo, con il pianoforte ad affiancare le voci.

Un po’ più di leggerezza scende con Neve, la title track, elettrica e molto viva, con qualche spruzzata hip hop. Si chiude con Mi Piaci solo d’Estate, una nota amara fra toni ancora una volta pop.

Un disco con buone qualità e sapori morbidi, quello delle Lingue Sciolte. La band espone un ventaglio di scelte sonore sensate, il che risulta in un disco interessante e molto vivace.

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