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E’ uscito Ou, interiezione utilizzata come titolo del nuovo disco dai Demomode (qui la nostra recensione): i dieci brani dell’album pescano davvero in fondo nel contesto del rock, italiano e non. Ecco la nostra intervista.

Sono passati quattro anni dal vostro ultimo disco: che cos’è successo da “Hai paura” a oggi?  

“Hai Paura” è stato il nostro primo lavoro interamente auto-prodotto o, meglio ancora, fatto proprio in casa. Lo abbiamo portato in giro e ci ha permesso di farci conoscere.

Dopo quell’ esperienza, caratterizzata anche dal cambio di line-up, abbiamo maturato la necessità di prendere le cose in modo diverso, dedicando maggior parte del nostro lavoro all’attività di sala prove, all’ascolto di noi stessi e delle nostre stesse intenzioni.

Siamo andati dalla ricerca di suoni più 70’s fino a capire che avevamo buoni stimoli e requisiti per produrre un nuovo album.
Mentre raccoglievamo e metabolizzavamo materiale sonoro, è avvenuto l’incontro con il nostro produttore Daniele Grasso, grazie al quale siamo riusciti a definire meglio le ambizioni di ciò che ci girava nella testa.

Tra le mura del The Cave Studio e della nostra sala, distanti poco meno di 100 Km tra loro (A18 Messina – Catania) nasce e cresce il disco “OU” per Dcave Records.

Un’ attenta analisi di: sessioni di pre-produzione, ogni cosa al suo posto, rivalutazioni, ricerche di sonorità, errori, testi, appunti, e tanto altro, puntata a definire il carattere di un disco che definiamo semplice e diretto, per la gente e per il popolo, senza fronzoli, senza intellettualismi musicali; proprio come il titolo che lo presenta.

L’intento dichiarato di “Ou” è quello di riprodurre il sound che la vostra band produce dal vivo: perché questo obiettivo e siete contenti del risultato? Quanto ha influito la produzione di Daniele Grasso? 

L’album prodotto in questi ultimi anni ci ha accompagnato nel nostro percorso di crescita artistica, e questo ci ha aiutati a capire anche il target verso il quale l’urlo di “OU” potesse avere direzione.

Abbiamo scelto di abbandonare virtuosismi musicali per concentrarci maggiormente sull’impatto che le nostre canzoni potessero avere sulle persone, sulla possibilità che la gente potesse immedesimarsi in qualcosa che appare il più concreto possibile.

E’ per questo che “OU” racconta di attualità, ironia, disagio, consumismo, storie e riflessioni, non vuole far finta di essere ciò che non è quindi, per fare in modo che tutto questo potesse essere reale, avevamo bisogno di un basamento sonoro altrettanto veritiero.

E’ un disco suonato interamente live durante le riprese; questa è la sua forza e noi ne siamo contenti del risultato. Crediamo che ogni band che entra in studio debba riprodurre la propria energia live così come è importante portare l’energia del disco ai propri concerti.

Daniele ha avuto la grande intuizione di metterci alla prova, tirando fuori da ognuna delle nostre attitudini un univoco carattere che lui spesso definisce “Wall Of Sound”.

Un buon produttore deve lavorare al meglio con le risorse a lui disponibili, in questo la sua esperienza, come fosse stato il nostro allenatore, è stata di forte impatto nel definire il sound che potesse valorizzare il nostro ed il suo lavoro.

Quello che è successo dopo, dentro la sua “Caverna”, e aldilà del vetro della stanza dei “bottoni”, è merito della sua assoluta competenza in campo d’ingegneria del suono; bello vederlo posizionare microfoni, utilizzare le sue macchine, avere risposte ai nostri interrogativi, condividere ascolti e impressioni con una persona che ci ha dato tanto, un amico da stimare e da tenere caro.

Due canzoni e due domande: perché la scelta di “Codici” come singolo e video e come nasce “Manuali e modi d’uso”, con cui avete scelto di aprire il disco?

L’impatto che “Codici” ha avuto per noi è stato fondamentale nella stesura del disco. E’ uno dei brani che più ci rappresenta per il modo in cui suona, per il suo groove e per il concetto che lascia a chi lo ascolta; il videoclip non poteva essere da meno, lo volevamo forte e cazzuto. E’ un brano divertente da suonare.

“Manuali e modi d’uso” è invece un treno già in corsa, che carica l’ascoltatore, senza sosta alla stazione, sul vagone merci “OU”.

Espone con nervo teso sin da subito quello che la gente ogni giorno vive da qualche parte del mondo, la debolezza più grande dell’essere umano e la sua memoria. E’ anche il primo brano che abbiamo inziato a registrare, forse semplicemente meritava il primo posto nella tracklist.

Mi spiegate la scelta delle due cover? In particolar modo l’indimenticabile e improbabile Celentano di “Prisencolinensinainciusol”…

I C.S.I. sono stati, a nostro avviso, parte del meglio che la produzione indipendente italiana degli anni ’90 ci abbia offerto. “Forma e sostanza” è una canzone che esprime un concetto molto importante. Ascoltandola oggi, ci si rende conto di quanto sia ancora più “attuale”.

La portiamo con noi e nei nostri live da anni, gli abbiamo dato un altro vestito, un’ altra eternità.  Ci piace attingere dalle sonorità degli anni 70, come dicevamo.

Qui in Italia avevamo un Adriano Celentano precursore come pochi altri e volevamo omaggiarlo. La scelta del brano è proprio per la lingua incomprensibile e la sua musicalitá.

È stato molto divertente riarrangiarla e avere a che a fare con la metrica del “testo”. Saremmo molto curiosi di sapere cosa ne pensa Mr. Celentano.

Abbiamo scelto, dunque, 2 cover che a distanza di anni, in qualche modo, rientrano nella quotidianità.  Nel caso di “Prisencolinensinainciusol” con il suo finto inglese? o “Politichese”? Ci fa riflettete e considerare che ben 41 anni dopo siamo ancora nella stessa situazione : la gente parla ma non dice niente e la massa segue.