Hanno aggiunto alla propria carriera un altro tassello, Pas De Deux, che li vede affrontare lo spartito con il solo ausilio di voce e pianoforte (qui la nostra recensione): tra cover (poche) e pezzi inediti, Martha J. e Francesco Chebat hanno confezionato un ottimo disco. Di cui abbiamo chiesto loro conto, nell’intervista che segue.

Dopo “Harlem Nocturne”, in cui avevate suonato in quartetto, perché la scelta di pubblicare un disco per piano e voce?

Ci interessa molto il lavoro in duo, sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista pratico. In questo periodo di low budget ci troviamo sempre più spesso a suonare senza ritmica, quindi un cd voce e piano era necessario per “fotografare” quello che siamo e che stiamo facendo in questo momento.

Però “Pas de Deux” non è semplicemente il prodotto della crisi: è il proseguimento di una scelta artistica iniziata nel 2008 con la pubblicazione del nostro primo album piano e voce “No One But You”.

Inoltre, in “Pas de Deux” continua con nuove canzoni il nostro lavoro sui brani originali, cominciato nel 2010 con il CD “Dance Your Way to Heaven” (in quartetto, con Roberto Piccolo al contrabbasso e Stefano Bertoli alla batteria).

Praticamente, questo nuovo album è una nuova tappa di un percorso iniziato qualche anno fa: per noi il percorso è sempre unico, solo che a volte decidiamo di fare un pezzo di strada con altri musicisti e a volte preferiamo un’atmosfera più raccolta.

Inoltre, suonare in duo è una questione spinosa, una cosa difficile ma che ci affascina: ci costringe a esprimere al massimo le nostre potenzialità, a trovare ogni volta soluzioni musicali diverse perché il progetto risulti interessante e riesca a catturare in ogni momento l’attenzione e a trasmettere sempre emozioni (sia nell’album sia, soprattutto, dal vivo). E’ una scommessa rischiosa, ma forse proprio per questo ci gratifica sempre.

Mi sembra che una parte consistente, forse maggioritaria, del disco abbia un umore moderatamente malinconico. Riflette l’atmosfera del momento oppure si tratta di una semplice coincidenza?

Questa domanda all’inizio ci ha un po’ spiazzati e ci ha costretto a un’analisi del nostro lavoro da un punto di vista a cui non avevamo pensato.

In effetti, qualunque operazione creativa, se nasce da una necessità di espressione vera e se porta in sé un minimo di sincerità (anche se “sono solo canzonette”, per carità!), non può essere impermeabile all’atmosfera del momento.

Quindi: sì, in “Pas de Deux” c’è in effetti una nota malinconica che viene anche dal momento in cui stiamo vivendo: parlando con le persone (amici, musicisti e non, conoscenti…) è facile rendersi conto che le difficoltà che normalmente sorgono nel rapporto con se stessi e con gli altri vengono amplificate dalle difficoltà oggettive che la situazione attuale ci presenta.

Fatica, disillusione, scarsa fiducia nel futuro… queste sembrano essere le parole che maggiormente girano nella nostra testa.

Però secondo noi, il tema vero dell’album parte da questo malessere esistenziale, ma si trasforma nel tentativo di trovare il modo per continuare a rincorrere la felicità, o per lo meno la tranquillità, a tutti i costi e nonostante tutto, anche se a volte è difficile trovare la forza di reagire con coraggio e determinazione a una situazione oggettivamente negativa e che non sembra avere una soluzione.

Rileggendo i testi, ci sembra di riconoscere un po’ questo atteggiamento: “Here and now” si chiede se sia giusto lasciarsi andare a uno stupido colpo di fulmine, anche se è solo per una notte, anche se poi si soffrirà e si rischia di rimanere delusi… La risposta è: voglio essere felice qui e ora, quello che succede dopo, non importa.

In “Martha’s same old blues”, i soliti vecchi blues che vengono quando una storia finisce sono vissuti in maniera ironica, senza autocommiserazione.

In “Room for a new dream” e “Run the risk of love” viene descritto il momento in cui si devono prendere delle decisioni, per cambiare una situazione o per intraprendere nuove storie nonostante le disillusioni del passato, ma da queste situazioni negative nasce la necessità di trovare il coraggio di far posto a nuovi sogni, anche correndo dei rischi, perché è l’unico modo di uscire dal pantano.

“Pas de Deux” e “So far” raccontano, con storie diverse, di come un amore può trasformarsi in un luogo sicuro,dove trovare conforto, serenità, normalità e riposo, mentre fuori succede di tutto. Anche in “Greenland”, che racconta di un amore tristemente concluso, alla fine si dice “I won’t get lost, I won’t look back…”.

“Pas de Deux” stesso rappresenta la nostra reazione a questo umore malinconico, alla continua lamentela e alla disillusione: quando abbiamo deciso di lavorare a questo nuovo progetto discografico, scrivendo, producendo, pubblicando e promuovendo tutto da soli il cd, alla base c’era proprio questa voglia di reagire a questo periodo difficile, di dire “noi ci siamo e continuiamo a fare la nostra musica”.

Come nasce la scelta delle cover di “Both Sides Now” e di “Night and Day”?

Sono entrambi pezzi che abbiamo suonato tantissimo dal vivo, e rappresentano due dei nostri molteplici riferimenti musicali: Joni Mitchell (con la cui musica Martha è cresciuta) e i grandi autori del jazz, a cui entrambi facciamo riferimento.

Per noi le cover sono una vera e propria rilettura di brani famosi, riarrangiati secondo il nostro stile in modo che siano in linea con la nostra musica.

Inoltre, ci sembra che servano per agevolare la comprensione dei nostri brani: gli arrangiamenti che Francesco ha realizzato su questi due temi molto conosciuti dovrebbero fornire una chiave di lettura per avvicinarsi al linguaggio delle nostre canzoni.

Considerati il vostro repertorio e le vostre esperienze passate con artisti internazionali avete in programma date all’estero? Oppure collaborazioni “in duo” con artisti stranieri?

Lavoriamo sempre per esportare la nostra musica, prima di tutto in Europa (negli USA siamo stati, è molto bello e siamo stati accolti bene, ma le leggi sull’immigrazione e sul lavoro rendono veramente complicato esibirsi).

L’estero ci interessa moltissimo anche perché troviamo una diversa attenzione da parte del pubblico e degli organizzatori. In questo momento, però, ci stiamo concentrando sulla promozione di questo nuovo lavoro in Italia e speriamo di riuscire a fare un po’ di concerti qui.

Stesso discorso con gli artisti stranieri: i contatti personali sono sempre attivi, ma la nostra attenzione in questo momento è a casa nostra. Vedremo che cosa accadrà nel prossimo futuro, quando inizieremo a promuovere Pas de Deux all’estero. Se ci saranno sviluppi ve lo faremo sapere 🙂